
L’Udinese “Primavera” campione d’Italia 1980-81. In alto da sinistra: Miano, Cinello, Maritozzi, Macuglia, Cossaro e Borin. Sotto da sinistra: Trombetta, Gerolin, Papais, Koetting e Dominissini.
La famiglia Cossaro a Flumignano è da sempre sinonimo di calcio:il papà Italo è stato un leggendario portiere del Gonars, Sergio il cugino giocò nella Snia Viscosa, Andrea il fratello giocò tanti anni a Mortegliano, mentre Gino è stato ed è tuttora la massima espressione professionistica, quello che ha fatto una lunga e buona carriera. Dopo i primi calci a Mortegliano, Gino Cossaro fu indirizzato da Corrado Moroldo all’Udinese dove dopo tutta la canonica trafila delle Giovanili, sotto l’esperta guida dello stesso Moroldo, del professor Di Stefano e di Nereo Vida, si impose all’attenzione con buone prospettive di affermazione. Fu tra i magnifici artefici dello storico scudetto tricolore 1980-81 con la Primavera. Nella squadra dei boys bianconeri guidati in quella stagione un po’ da Enzo Ferrari, poi promosso alla direzione della Prima squadra, e un po’ da Paride Tumburus, Gino giocava nel ruolo di libero e di terzino: era risoluto negli interventi da ultimo baluardo difensivo, e comunque capace di riavviare le azioni con buona tecnica e buona visione di gioco. Di quel gruppo di giovani campioni non tutti approdarono in Prima squadra. Cossaro fu aggregato l’anno successivo al gruppo dei titolari, andò in panchina alla seconda giornata di campionato ad Ascoli, poi non trovò più spazio. Andò così in giro per l’Italia, prima a Forlì in serie C1, poi a Busto Arsizio e ad Afragola in serie C2. Nel 1985-86 arriva a Teramo, dove con Giorgio Rumignani come tecnico, ottengono la promozione alla serie superiore. Con l’allenatore friulano il rapporto si fa professionalmente molto intenso: Rumignani lo responsabilizza e Cossaro esegue i sapienti dettami del tecnico divenendone il tramite verso i compagni di squadra e soprattutto eseguendo molto bene i compiti in campo. Il Teramo vinse quel campionato di C 2 davanti al Martina, comandando sempre la classifica, nonostante qualche problema interno di gestione societaria. Racconta Cossaro: ”Al Sud non è facile starci. A Teramo non beccammo lo stipendio per sei mesi, ciò nonostante non ci disunimmo come squadra e conquistammo una bellissima promozione.” Aggiunge Giorgio Rumignani: ”Ricordo i derby di fuoco con il Giulianova, molto sentiti, molto caldi come tifo. All’andata a Teramo successe proprio che Gino entrò duro in contrasto sul loro miglior giocatore, il centrocampista Tiziano De Patre (in seguito in serie A con Atalanta e Cagliari, ndr.). Questi ebbe la peggio e dovette uscire dal campo. La settimana successiva comparvero a Teramo e a Giulianova dei manifesti con la mia foto e la foto di Cossaro con la scritta wanted, ricercati. Il fatto ci procurò qualche preoccupazione, non era una cosa da sottovalutare, il tifo a volte può degenerare in atti inconsulti. Ricordo ancora, sempre contro il Giulianova che Cossaro eseguì alla perfezione uno schema che provavamo spesso in allenamento: consisteva che allorchè su un corner battuto dagli avversari la palla fosse stata presa dal nostro portiere Barboni, tutta la squadra difensori compresi, si catapultava immediatamente in avanti per sfruttare il lancio lungo del nostro estremo difensore. In quell’occasione la palla fu controllata da Cossaro, che entrò in area e fu steso dagli avversari, guadagnandosi così un rigore che poi trasformammo vincendo l’incontro.” Dopo Teramo, Gino Cossaro si ritrovò dopo due anni a Barletta ancora con Rumignani che lo volle come organizzatore della retroguardia dei pugliesi. Insieme conquistarono una sudata salvezza all’ultima giornata. Cossaro si spostò poi nell’ottobre 1989 al Taranto che era appena retrocesso in C1. Con i tarantini colse un altra importante promozione, approdando così l’anno successivo di nuovo in serie B. Racconta Cossaro: ”Al Sud comunque ho lasciato tanti amici, mi sento ancora con tanti ex compagni di un tempo, come il portiere Barboni, come Simone Giacchetta; quest’ultimo con cui ho giocato a Taranto è ora responsabile dell’area tecnica della Reggina”. Cossaro nel 1991 tornò vicino a casa, alla Triestina, dove rimase per tre stagioni, tutte in serie C1, vincendo una coppa Italia semiprofessionisti prima che la Triestina stessa scomparisse tra i dilettanti a causa dell’affaire De Riù. Dopo un’apparizione a Gradisca d’Isonzo cominciò da Ruda una ultra decennale carriera da allenatore che lo vide vincente a Fiumicello e a Villesse. Quest’esperienza in panchina è stata propedeutica al nuovo prestigioso ruolo che oggi vede Cossaro da due anni vestire i panni di cacciatore di talenti in regione per conto dell’Inter. Alla squadra del Biscione di Massimo Moratti, Gino Cossaro ha consegnato già due talenti molto promettenti, scovati ambedue in provincia di Pordenone. Il bomber ghanese di Fiume Veneto, Samuel Appiah, e Samuele Folla, nativo di Ruda ma tesserato con la Sacilese, sono il frutto di questo certosino lavoro di osservatore che Gino Cossaro svolge con passione e competenza sui rettangoli di gioco della regione.




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