Rita? Un mito da… Nazionale

La Caravilla, da Torino a Chiasiellis, aspettando la maglia azzurra Si dice che per fare il portiere bisogna essere dotati di una buona dose di pazzia. Evidentemente lei ne possiede abbastanza da decidere, a 36 anni e dopo una vita passata sui campi di Torino, di cambiare tutto e andare a giocare dall’altra parte d’Italia, a Chiasiellis, frazione di un comune di 5.000 abitanti. Lei è Rita Caravilla, originaria di San Severo in provincia di Foggia, ma nata e cresciuta nella città della Mole.

Ha cominciato a parare i primi palloni a 12 anni con la maglia della Juventus, indossata per dieci stagioni, per poi giocare in diverse squadre del torinese. Per un anno ha difeso anche la porta dell’Alessandria, nemmeno cento chilometri da Torino. Poi nel 2000 il Toro, la sua squadra del cuore, che negli ultimi anni è arrivata nel gotha delle migliori formazioni della serie A femminile. Ma l’anno scorso la svolta. Il disaccordo con la società rinnovata, il clima pesante agli allenamenti, lo scarso entusiasmo del gruppo che comincia a sfasciarsi e da tutto ciò la decisione di cambiare aria, senza avere nulla di certo in mano.

“Ho detto ad un dirigente granata d’informarmi se sentiva di qualche società interessata e di spargere la voce che ero ufficialmente sul mercato”. Mai però si sarebbe aspettata di ricevere la chiamata del presidente Grizzo. E proprio lui, con i suoi modi affabili e le sue battute intelligenti e mai fuori luogo, ha messo la pulce nell’orecchio di Rita. “Mi ha piacevolmente sorpreso parlare al telefono con il presidente, non avevo messo in conto un interesse da parte sua. Ma il feeling immediato con lui mi ha convinta quasi subito, gli ho chiesto solo qualche giorno per valutare tutte le condizioni”. Oltre 500 km di distanza, le ferie da chiedere per poter giocare e non da ultimo, il fatto di non conoscere nessuno, se non quella voce sentita per telefono. “Non volevo far aspettare la società e cos» dopo qualche giorno gli ho dato la parola che sarei stata una di loro. Ho scelto a scatola chiusa, fidandomi delle belle sensazioni percepite e con la voglia di lanciarmi in una nuova avventura”. Cos», da settembre, durante la settimana continua il suo lavoro da contabile alla Lavazza e si prepara con una squadra locale, poi il venerd» sale sul treno, accende il suo iPod e comincia la sua trasformazione nel numero uno biancoceleste. Il suo inserimento nel gruppo è stato facilissimo, lei è una dalla battuta pronta e dallo spirito goliardico. “Mi trovo benissimo qui, mi sono imbattuta in un ambiente perfetto per me e anche per questo sto facendo una grande stagione. Sento la stima della società e dei tifosi, ciò mi fa rendere al massimo e ha fatto si che ritrovassi anche me stessa…: consiglio Chiasiellis come ritiro fisico-spirituale!”. E la soddisfazione è reciproca, tanto che il portierone torinese è già stato riconfermato dalla società per la prossima stagione. L’unica cosa che ora manca alla carriera di Rita è una chiamata in nazionale. Per lei rimane il suo sogno più grande (“se dovessero convocarmi piangerei per tutto il tragitto fino a Roma”), e non capisce perchè è uno dei pochi portieri di serie A a non essere mai stato convocato, nonostante la sua indubbia bravura ed sperienza. La scorsa settimana è arrivata l’ ennesima beffa con la chiamata di ben 4 numeri uno per uno stage a Coverciano: primo e secondo portiere della Torres ed estremi del Monza e della Lazio, formazione di A2. Forse l’età (compirà 37 anni tra pochi giorni) gioca a suo sfavore, ma le occasioni non sono mancate negli ultimi anni, specialmente quando difendeva la porta di una squadra importante come quella del Toro. Intanto lei continua i suoi viaggi attraverso il nord Italia e questa settimana si prepara alla sfida che mette in crisi ogni portiere: difendere la porta contro il Bardolino.
Per fortuna Rita la prende con spirito e promette che non farà passare nemmeno una palla…poi scoppia in una fragorosa risata e sospira: “Magari!”.
Anna Dazzan