Zuliani: “Nasco come ala, ma so adattarmi anche al centro”

Maria Zuliani
Maria Zuliani
Maria Zuliani

La chiamano Mariùte e lei effettivamente i tratti distintivi della friulanità più tradizionale se li porta addosso come un marchio distintivo, riservata e di poche parole, schiva e modesta. «Hanno cominciato a chiamarmi così per distinguermi da Maria Sorvillo – spiega Maria Zuliani, ventunenne bujese da sette anni al Tavagnacco – e anche adesso che lei se n’è andata quel diminutivo è diventato di uso normale».

Di lei il suo allenatore Marco Rossi, alla fine di un campionato culminato con la conquista della Coppa Italia e di un posto in Champions, ha stilato un giudizio estremamente gratificante: “A inizio stagione era una brava giocatrice, adesso è una giocatrice di serie A”. Maria ci sorride sopra, intimamente soddisfatta, ma attribuisce in toto ad altri i meriti del suo exploit: «Io ci ho messo il giusto impegno in allenamento ma se ho potuto esprimermi al meglio è stato soprattutto grazie agli insegnamenti del mister e all’aiuto delle compagne, che mi hanno permesso d’inserirmi senza problemi».

A giocare a calcio “Mariùte” ha iniziato a Buja, nelle giovanili della società del suo paese, trasferendosi in seguito a quelle del maggior club femminile regionale del quale è oggi ormai uno dei punti fermi. «Si, alle medie giocavo a calcio con i ragazzi – lei conferma- , ma ad un certo punto, non essendomi più permesso, mi sono trasferita sette anni fa al Tavagnacco, dove mi trovo benissimo e non lontano da casa».

In quanto al ruolo in cui viene impiegata, Maria pare adattarvisi più che sentirsi nei panni più idonei alla propria indole calcistica. «Preferirei muovermi sulla fascia – ammette – ma mi va bene anche una posizione più centrale da metà campo in su. In fondo l’importante è giocare».

E il suo pensiero vola, oltrechè ad una futura, auspicata convocazione in azzurro, anche alla prossima Champions, nella quale il Tavagnacco proverà a migliorarsi rispetto alla precedente partecipazione, quando fu eliminata al primo turno dalle svedesi del Malmoe. «Allora subimmo soprattutto nel ritorno la loro superiore fisicità, tipica peraltro di tutte le squadre del nord e dell’est europeo – considera -. Tecnicamente però possiamo giocarcela con tutte». (Edi Fabris)