Presentato ufficialmente il Torneo delle Nazioni di Gradisca

Qualcosa come almeno 10mila giovani calciatori – fra cui più qualcuno è diventato un campione – transitati nel corso degli ultimi quindici anni. E una “macchina organizzativa” da 150 volontari. Sono con tutta probabilità queste le due cifre che meglio raccontano cosa sia il Torneo delle Nazioni di Gradisca, divenuto da quest’anno – per ragioni di sponsorizzazione – Trofeo Ottimax. Due facce della stessa medaglia: un torneo che ormai non è solo una tradizione che si trascina, ma una certezza nel panorama calcistico giovanile mondiale. E che al tempo stesso non sarebbe possibile, non qui in Friuli Venezia Giulia perlomeno, senza la cultura del volontariato che lo rende professionale ma anche economicamente sostenibile.

Concetti che sono emersi ieri nel corso del gran gala di presentazione del “piccolo mondiale” per nazionali svoltosi al Nuovo Teatro Comunale di Gradisca d’Isonzo. E sono concetti condivisi dal ct dell’under 21, Chicco Evani, uno dei testimonial (assieme al campionissimo Francesco Moser: ne riferiamo a parte) del vernissage di ieri: “Io il torneo (a suo tempo la versione gradiscana dedicata ai club ndr) l’ho disputato con gli Allievi del Milan – ricorda -. E so quanto una ribalta del genere sia preziosa per la crescita dei ragazzi. Ma oggi mi rendo conto quanto possa esserlo per noi allenatori”. Il “Nazioni” ancora una volta ha trovato la forza di rinnovarsi: 28, per la prima volta, le squadre al via. La kermesse maschile si estende a 16 partecipanti under 15, il calcio “rosa” è confermato per il terzo anno consecutivo (8 rappresentative al via), e debutta persino il calcio a 5 con un quadrangolare under 18 che di fatto è un test ufficiale per la nazionale azzurra in vista dei primi campionati Mondiali di futsal under 19 in programma il prossimo anno.

“Le richieste sono state talmente tante che abbiamo allargato il tabellone maschile – spiega Nicola Tommasini, presidente del comitato organizzatore -. Ma naturalmente teniamo tantissimo al calcio femminile e al calcio a cinque che rappresentano il futuro. E’ una sfida molto probante, che senza il volontariato diverrebbe impossibile. Ma il fatto di avere qui ragazzi di 4 continenti è una magia che ripaga di ogni sforzo”

Il torneo Delle Nazioni fa parte dei “Friendship games”, progetto voluto dal CONI FVG per commemorare il centenario della conclusione della Prima guerra mondiale. Organizzato dall’Asd Tornei ed Eventi Internazionali con il patrocinio di Coni e Figc nazionali, e di altri enti quale Regione Friuli Venezia Giulia, Comune di Gradisca, Camera di Commercio, Fondazione Carigo e sponsor privati, ieri il torneo ha ricevuto l’abbraccio di un foltissimo parterre di autorità: dalla governatrice regionale uscente Debora Serracchiani con l’assessore Sara Vito, al presidente regionale Coni Giorgio Brandolin (il progenitore del “Nazioni”, il Trofeo “Europa Unita”, fu una sua intuizione) e la vicepresidente della Figc regionale Flavia Danelutti, da Bruno Pizzul a Edi Reja, passando per il sindaco di Gradisca Linda Tomasinsig e la presidente di Fondazione Carigo Roberta Demartin. Tutti concordi nel sottolineare la ricaduta non solo economica e d’immagine, ma anche culturale, di un torneo che – unico al mondo – condivide una macchina organizzativa fra tre Stati europei: Italia, Austria e Slovenia.

Fra i premiati, oltre Evani e Moser, anche i ct delle nazionali maggiori d’oltreconfine (Franco Foda e Tomaz Kavcic), il giornalista Massimo Meroi, la “panchina verde” allo storico tecnico giovanile Paolo Leban, la rappresentativa Juniores FVG campione d’Italia, e – non certo ultima – la famiglia Terraneo, mecenate dello sport e della responsabilità sociale nel territorio isontino: “Perchè quello che abbiamo ricevuto da questa terra andava restituito” ha sintetizzato, nel suo sentito discorso, Mirella Della Valle Terraneo.

L’EMOZIONE DI MOSER “Lo sport, come la vita è fatto di cicli. A volte si vince, a volte si perde. L’importante è lavorare sempre per costruire”. Battuta scontata: detto da uno che di cicli.. se ne intende, deve essere vero. Ma c’è una riflessione più profonda nella riflessione che Francesco Moser, l’immortale campione di ciclismo ospite d’onore del vernissage del XV Torneo delle Nazioni di Gradisca, ha concesso alla platea. “Se c’è una certezza, è che lo sport è imprevedibile. Si pensi all’esclusione della nazionale di calcio azzurra dai prossimi mondiali – il riferimento del “Signore del tempo” -. Non sono un tecnico del pallone, sono un timido tifoso interista perchè così sono cresciuto da ragazzo: ma la mancata partecipazione della nazionale è sicuramente un fatto che non era preventivabile. Deve essere allora l’occasione per ricostruire un progetto. E tornei come quello di Gradisca, dedicato ai giovani – è il plauso di Moser – vanno proprio in questa direzione, perchè permettono a nuove generazioni di crescere, di fare esperienza. A 16-17 anni devi giocare quanto piu’ possibile, misurarti contro ogni genere di avversario. Nessuno nasce campione. Esiste il talento, ma essere campioni e’ un’altra cosa: e per diventarlo serve il lavoro dei tecnici e delle società cucito attorno a un individuo. Io sono montato in sella a 18 anni – ha raccontato ancora il campione trentino – oggi forse sarebbe impensabile iniziare cosi’ tardi, il mondo è diventato problematico e lo sport non fa differenza. Ma forse per il sottoscritto è stato un bene inziare tardi. Vi assicuro che portare un numero di gara e delle responsabilità è qualcosa che a lungo andare pesa..”.