Tesseramento minorenni extracomunitari: la norma va cambiata

24032013-DSC_0391Il nodo – e che nodo – è arrivato al pettine. Stiamo parlando dei calciatori minorenni extracomunitari e dell’incredibile difficoltà che bisogna fare per riuscire a tesserarli, con le società costrette a passare sotto le forche caudine di norme federali eccessivamente rigide e farraginose.

La macchina della Figc, poi, gira in maniera non puntuale e lentissima, e dopo aver ricevuto la vagonata di documentazione prescritta, risponde in tempi talvolta lunghi, sovente addirittura biblici, costringendo spesso e volentieri i ragazzi ad attendere mesi prima di potersi allenare e disputare le partite. Si tratta a ben vedere di un’assurdità, di qualcosa di cui non andare fieri, anzi: i dirigenti di società sono quasi costretti a trasformarsi in controllori, in poliziotti; inoltre, è facile immaginare dove finiscano le belle parole come integrazione o uguaglianza sbandierate in ogni occasione.

Ebbene, forse qualcosa è destinato a cambiare, anche se ci vorrà del tempo. Infatti, nei giorni scorsi il responsabile del settore giovanile dei Rangers di Udine, Alessandro Petriccione, è stato convocato dalla Procura federale per un’audizione avente ad oggetto l’aver fatto giocare due Pulcini extracomunitari prima che il tesseramento si perfezionasse.

Petriccione ha intenzione di portare avanti il caso nei vari gradi di giudizio e anche in sede europea fino a che una normativa indifendibile non verrà smantellata. In ballo ci sono principi importanti come il diritto del fanciullo a fare sport sancito da un’apposita convenzione internazionale; e come l’uguaglianza tra giovani calciatori italiani ed extracomunitari. Nei due casi oggetto di approfondimento è accaduto che i Rangers inoltrassero a Trieste la documentazione necessaria per tesserarli, attendendo invano per mesi una risposta. Fino a che il club rossonero non ha perso la pazienza, permettendo ai ragazzi di giocare con i coetanei. La Figc però prescrive che ciò possa accadere non come per gli italiani a far data dalla spedizione della documentazione, ma bensì dall’arrivo del cartellino. C’è, è vero, un problema di copertura assicurativa. Ma i Rangers vi hanno ovviato sottoscrivendo una polizza sostitutiva di copertura e pagandola di tasca loro in modo che tutti i ragazzi fossero tutelati anche sotto questo profilo.

Sì, è arrivata l’ora che ai piani alti della Figc mettano mano a una questione che è prima di tutto di civiltà e di buon senso. Altrimenti, prima o poi, qualcuno – magari proprio i Rangers – troveranno un giudice o una corte che si incaricherà di risolvere una volta per tutte quella che appare come un’autentica assurdità. Meglio se ciò succederà prima invece che poi.