L’analisi – La prossemica nel calcio ai tempi del coronavirus

Con l’emergenza Covid-19 è venuta meno la prossemica, lo studio dell’uso che l’uomo fa dello spazio frapponendo distanze fra sé e gli altri per avvicinarli o allontanarli nelle interazioni quotidiane. Ecco uno stralcio dell’articolo di Faustino Anzil che potete trovare nel nuovo numero di Tremila Sport Magazine

Desmond Morris (Purton 1928 – zoologo, antropologo, filosofo, divulgatore scientifico, docente all’Università di Oxford) sostiene che può essere comprensibile che i bambini rincorrano una palla che rotola, rimbalza, suscita gioia e sia oggetto per imbastire un gioco di confronto tra due schieramenti, lo è meno negli adulti dove il gioco “non è più accompagnato da risate, ma piuttosto da lamenti, urla, ruggiti emersi da maschie gole; è una cosa seria…l’intero rituale è elevato al livello di un fenomeno drammatico e sociale….Per i calciatori ed i tifosi è entusiasmante; per coloro a cui non interessa si tratta di una stupida perdita di tempo.

Ma tutte e due le fazioni trascurano il fatto che il calcio è una delle più strane costanti del comportamento umano nella società moderna.” (La Tribù del Calcio-Mondadori 1982)

Ed in questo contesto ci sembra interessante riflettere sui mugugni dei tanti tifosi che, in quarantena, sono stati privati della partecipazione al rito che giovani ed anziani, con i loro inni guerreschi, le superstizioni dalle radici primitive sono soliti dar luogo in occasione delle partite.

É stato tolto loro un giocattolo, simbolo di una età trascorsa felicemente, e sostituito da un surrogato fruibile solo attraverso la televisione, nella sfortunata circostanza innescata da un folletto (Coronavirus) che frulla nell’aria e non ti capaciti perchè si posa su di me e non su di te.

Se attraverso i social si segue la tenzone con i suoi risvolti, più o meno favorevoli, è pur vero che viene a mancare la prossemica, balzata in questo periodo all’onore delle cronache, come a dire il rapporto tra i fruitori, pro e contro i protagonisti sul terreno di gioco.

Con tale sostantivo s’intende “lo studio dell’uso che l’uomo fa dello spazio frapponendo distanze fra sé e gli altri per avvicinarli o allontanarli nelle interazioni quotidiane” (Zingarelli) e che una normativa emanata dalle autorità ha riservato esclusivamente ai protagonisti di fatto, i calciatori sul campo, il privilegio del legame che contraddistingue la specie. (CONTINUA…)