Pizzul: “Quando il friulano era sospetto per il Kgb”

Edi Fabris con Bruno Pizzul
Edi Fabris con Bruno Pizzul

Serata speciale di sport e di cultura all’Oratorio Don Bosco di Manzano. La 28ª edizione di “Giovani in festa”, animata da anni da Don Nino, anche ieri sera padrone di casa, ha ospitato il grande telecronista Bruno Pizzul in un “A tu per tu” con il direttore di Tremila Sport, Edi Fabris.

Il grande Bruno nazionale dalla voce inconfondibile ed imitatissima, che ha narrato a milioni di italiani un calcio pulito e che oggi molti rimpiangono, si è soffermato su molti aspetti attuali a partire dai recenti Mondiali in un viaggio della memoria arricchito di numerosi aneddoti divertenti. Rientrato il giorno prima dal Brasile dove commentava le partite per la Rai e Radio Montecarlo, Pizzul ha tracciato un bilancio della manifestazione brasiliana.

Sono contento che il tutto si sia svolto in un quadro di accettabile regolarità dal punto di vista dell’ordine pubblico, tenendo conto del clima pesante che si respirava al di fuori. Gli stadi, anche se non completati del tutto, erano comunque molto belli e capienti in ogni ordine di posto. Ripensando ad Italia ‘90 ho provato una certa invidia. Dal punto di vista delle strutture, l’Italia è indietro di mille anni per non parlare dei nostri risultati sportivi. La Nazionale è uscita male ma il dopo è stato ancora più rabbrividente fra polemiche ed accuse. La realtà è che gli italiani non amano il calcio, sono tifosi. Ha vinto la Germania con pieno merito in quanto si è dimostrata la squadra più squadra di tutte, non legata a singole individualità ma al complesso”.

Un Pizzul che racconta a ruota libera i suoi esordi e i suoi tanti Mondiali: “Il Mondiale che ricordo con più intensità è Messico ’70. Fui assunto dalla Rai l’anno prima e fu un’esperienza straordinaria. L’amico Beppe Viola mi fece notare che fui il primo ad usare il termine “goal” e non “rete”, come erano abituati invece Martellini e Carosio. Mentre la delusione fu Italia ’90: avevamo tutto per vincerlo, l’unica cosa che non doveva succedere era giocare con l’Argentina di Maradona a Napoli. Mia moglie era con me a Usa ’94 al Giant Stadium per la partita Italia- Irlanda. Nella tribuna di fronte a noi avevano esposto uno striscione di 40 metri “Bruno, mole il bevi” che fece arrabbiare molto la mia signora che sbottò: “Bruno, ancje chi ti cognossin!”

Un mondiale indimenticabile fu quello dell’82 e le chiacchierate in friulano fra me, Bearzot e Zoff che facevano impensierire tutti gli altri che non capivano e che pensavano ci dicessimo chissà che cosa. A proposito di lingua, mi successe un fatto divertente a Mosca al seguito delle Olimpiadi. Un giorno dovetti chiamare mia mamma a Cormons. Dopo pochi istanti la comunicazione si interrompeva. Mi informai e mi dissero di parlare in italiano perché qualcuno del KGB controllava le telefonate e il friulano risultava lingua sospetta. Non vi dico la fatica per convincere mia madre a parlare in italiano!

Tornado all’attualità, il futuro calcistico nazionale pare non essere roseo: “Spesso da noi, come nei quadri dell’alta politica, si finisce per parlare dei nomi non tenendo conto che il nostro calcio risente della negatività e dell’immaturità dell’intera società italiana. Lo stato dei nostri impianti e spesso carente e sta portando ad un processo di desertificazione e il comportamento di alcuni tifosi è disdicevole, per non parlare della poca valorizzazione dei vivai. Conosco la realtà delle scuole calcio all’estero: i ragazzi vengono lasciati giocare per sei ore di fila senza essere troppo torturati. Chissà perchè qui iniziano a giocare e poi finiscono perché non si divertono più , costretti a fare i professionisti anche dagli stessi genitori ”.

Bruno Pizzul viene invitato a riflettere anche sul tema della comunicazione, turning point del nuovo millennio: “Indubbiamente l’evoluzione degli strumenti tecnologici ha inciso molto. Solo dieci anni fa certe modalità non erano nemmeno immaginabili. In realtà è la parola il mezzo più idoneo con cui cementare i rapporti umani. L’uso così diffuso di social network ci aggredisce portandoci di fronte al rischio di una degenerazione dell’uso abbastanza pericolosa. Ci stiamo abituando ad una realtà sempre più virtuale. Nei telefonini intelligenti la comunicazione avviene non con una persona ma con una macchina che fa da filtro e anche la televisione è un grande mezzo ma estremamente mistificatorio. Tornando al calcio la partita vera è quella che vedi allo stadio, quando senti l’odore dell’erba verde; il mezzo tecnico non può mai surrogare la realtà”.

Bruno incanta la platea con un italiano cantato e melodico. Un grande professionista che ha girato il mondo e si è fatto apprezzare anche per la sua friulanità e che Don Nino ha voluto ringraziare con le parole: “ A l’amic Bruno, vos umane e sportive plui uniche che rare”.  (Biancamaria Gonano)