2° Burida Dragon Boat & Canoe Festival. Vittoria organizzativa e agonistica per la squadra di casa

Registra una doppia vittoria il  Burida Dragon Boat & Canoe Festival organizzato dal Gruppo Kayak Canoa Cordenons Libertas dal 23 al 25 ottobre scorso.

L’appuntamento era inizialmente previsto in aprile, ma era stato rimandato per il lockdown. Fortunatamente, al secondo tentativo, l’unica domenica disponibile, si è rivelata poi anche l’ultima, a causa delle nuove chiusure.

La felice tempistica ha quindi permesso un successo organizzativo, che ha contato oltre 150 partecipanti in presenza, tra kayak, SAP e dragon boat, e le adesioni di molte squadre a distanza, fra cui FirenzeRomaTorinoMilano e Sardegna. In gara, ovviamente, anche le donne operate al seno, fulcro della manifestazione, proprio nel mese della prevenzione del tumore al seno. È stata quindi un’ottima occasione per ricordare chi c’è, chi non c’è più; come anche per ricordare a tutti che grazie alla prevenzione si possono scongiurare cure anche molto invasive.

Non a caso, il festival è iniziato in maniera toccante con la cerimonia dei fiori, che le Donne in Rosa lanciano dai dragoni su un sottofondo musicale: questa volta era Fiorella Mannoia con la sua evocativa e celeberrima “Quello che le donne non dicono”.

Il meteo è stato clemente, e tutto è filato liscio come l’olio, grazie al supporto dei Vigili del Fuoco, e di tutti i soci di maggiorenni del club che hanno dato una mano, affinché fosse rispettato lo stringente protocollo COVID.

Proprio la squadra delle Donne in Rosa di casa ha registrato la seconda vittoria. Sembrava una sfida nata persa, con l’iscrizione delle UGO di Padova, equipaggio che vince in tutta Europa. Invece il Drago Rosa Burida al fotofinish, per due decimi di secondo, è riuscita a imporsi sull’equipaggio delle UGO, sia nella categoria A, dove tutto l’equipaggio è formato da donne operate al seno, sia nella B, dove il timoniere poteva essere un uomo o una donna non operata.

Il sabato invece l’esperienza delle atlete di Padova ha fatto la differenza di quasi 30 secondi, sulle padrone di casa.

La sfida delle donne in rosa è stata poi completata con l’ANDOS di Gorizia, le Maldobrie, che hanno vinto la categoria C, dove l’equipaggio è per metà formato da donne operate al seno, l’altra metà di supporter.

Per quanto riguarda la categoria Corporate, quella di persone non operate, ottima la prestazione della squadra di Brazilian Jiu Jitsu della Polisportiva Villanova, che ha vinto, e bravi anche i ragazzi della Weisong School la domenica sono arrivati secondi.

La scuola di arti marziali cinesi Weisong School ha inoltre arricchito la manifestazione esibendosi nella danza del dragone, con una coreografia proprio dedicata al dragon boat. Si riusciva a intuire il movimento della canoa con le donne che pagaiano.

Quasi tutta la giunta di Porcia e il presidente della Libertas Provinciale Ivo Neri hanno così vissuto un’emozione dopo l’altra e non solo agonistica, culminata quando due ragazzi non vedenti di 10 anni, Riccardo e Antonio, da soli, in canoa singola, hanno portato a termine la gara dei 200 m in meno di due minuti e mezzo. Hanno imparato a riconoscere la direzione ascoltando il calore che fanno i raggi solari sulla faccia, e così hanno riconosciuto il percorso. C’era un altro ragazzo de La Kaykkata che con una gamba immobile è stato premiato e applaudito.  

Nelle categorie giovanili c’è stato il dominio del Gruppo Kayak Canoa Cordenons. Il miglior tempo femminile in assoluto è stato di Chiara Stradella con 56,7”, a solo un decimo di differenza dal miglior tempo maschile in assoluto in capo a Renato Giacchetto del San Donà, del k1 maschile.

Tornando alle giovanili, secondo miglior tempo maschile, Matteo Pilosio che con una canoa non dedicata ai 200 m, ha fatto 58,4” che lascia ben sperare per il futuro. Con lui tutto il podio giovanile di ambo i sessi ha dato delle belle prestazioni. Oltre a Chiara Stradella (2006), Rachele Magris e Giulia Marcolin (entrambe del 2010) sono state una spanna sopra tutte. Matteo Pilosio e Filippo Solito si sono scambiati primo e secondo posto nei 200 m e nei 1.500 m.

L’attività continua in maniera individuale, ed anche le donne in rosa approfitteranno di questa difficoltà trasformandola, come sono solite fare, in opportunità, per imparare ad andare in singolo e iniziare un percorso che possa un giorno portarle a fare il timoniere del loro dragon boat.

Il coefficiente di rischio dato alla canoa singola dal CONI è zero, quindi la canoa continua a lavorare normalmente e può essere un ottimo allenamento anche a supporto di tutti gli altri sport.