A Cordenons ha vinto il tennis

Pablo Carreno Busta, trionfatore a Cordenons
Pablo Carreno Busta, trionfatore a Cordenons
Pablo Carreno Busta, trionfatore a Cordenons

All’Eurosporting Cordenons si leggevano alcune prevedibili perplessità nelle settimane antecedenti il varo della decima edizione dell’Atp Challenge “Friuladria Crédit Agricole Tennis Cup”, primo appuntamento dopo la scomparsa di Edi Aldo Raffin, artefice dell’importante torneo e fondatore del poderoso complesso: la responsabilità di direttore del torneo sulle spalle della figlia Serena, il dimezzamento del monte premi pianificato dallo scomparso imprenditore e qualche presunta difficoltà nel centrare il richiamo verso i giocatori di nome.

L’invidiabile consuntivo della manifestazione fugava qualsiasi preoccupazione. Il tabellone principale segnava ben quattro giocatori nei top 100 (cinque includendo il balzo settimanale di Filippo Volandri), aggiungendo l’inconsueta passerella dei tre più forti juniores italiani, presenza disegnata dal tecnico federale Mosè Navarra prima di assisterli nella trasferta agli US Open.

Componevano il pluridecorato trio: l’attesissimo campione di Wimbledon, il 17enne Gianluigi Quinzi, il biellese Stefano Napolitano, finalista di doppio nella stessa manifestazione, e il lombardo Filippo Baldi, fresco campione continentale under 18 a squadre, titolo agguantato in terra di Francia dopo 27 anni di rincorse. Tutti giovani, in possesso di una elevata versatilità tecnica, ma incappati nel selettivo main draw contro giocatori debordanti in fisicità ed esperienza, quali Paolo Lorenzi, Potito Starace e lo slovacco Norbert Gombos.

Prima della finale, l’eclettico Claudio Bortoletto introduceva la cerimonia di intitolazione del campo Centrale al rimpianto Raffin, cerimonia che toccava visibilmente i duemila spettatori, i due figli e la moglie Ivette. Che la giornata fosse particolare lo aveva percepito anche Pablo Carreno Busta, spagnolo delle Asturie che per primo voleva testimoniare al nuovo albo d’oro. Il 22enne iberico dal buon profilo giovanile, terza forza del tabellone (91 Atp), allenato in quel di Barcellona dal famoso coach internazionale Javert Duarte, risolti i malanni fisici che lo avevano fatto precipitare nel ranking mondiale, si presentava, dopo solo sette mesi, quale autore di una straordinaria risalita di 600 posizioni, frutto delle affermazioni in 7 Futures e 2 Challenger.

Stato di forma che si era abbattuto, nella combattuta semifinale, su Paolo Lorenzi, primo della lista e vincitore della passata edizione, atleta graziato nel turno precedente dai 20 minuti di follia agonistica del siciliano Gianluca Naso. Di fronte all’asturiano si parava la vera rilevazione del torneo: il francese n. 303 Atp, Gregorie Burquier. Poca nobiltà di ranking, passato giovanile piuttosto anonimo, una vittoria datata in un Challenger transalpino e costante attenzione al rapporto costi/benefici, dentro una carriera agonistica sempre lontana dal banchetto dei famosi, ma nobilitata da una contemporanea laurea in psicologia.

Una settimana magica, sotto il cielo motivante di Cordenons, moltiplicava l’efficienza del suo rovescio ad una mano, la penetrazione della prima di servizio e l’esplosività del dritto mancino portato in controbalzo. Fin dall’inizio, il 29enne di Annecy si ergeva a infallibile cecchino della banda azzurra. Iniziava con lo stoppare in due set l’ex bambino prodigio Adelchi Virgili (visto a 11 anni battere sui campi di Cividale il 2.8 veneto Silvestrin!), al secondo impegno superava la promessa ligure, Alessandro Giannessi, fermava in tre set carichi di tensione e colpi di scena il lanciato Volandri, ed eliminava, senza nessun tremore, il ritrovato ex 27 del mondo, Potito Starace campano (al centro del gossip estivo) eversore dell’austriaco Haider-Maurer, secondo puntello del seeding. Nel duello finale, lo spagnolo ruba il palcoscenico, piazza vincenti traiettorie lungolinea alla fine di estenuanti scambi incrociati, solido da fondo campo, sfoggia innata fluidità che gli consente recuperi scoraggianti.

Il compatto muro rivale induce il generoso francese a tentare improbabili smorzate e a forzare i colpi di dritto e rovescio, ma le nervose sbracciate finiscono per portare troppa acqua al mulino del paziente Carreno Busta che senza fare sfracelli viaggia verso il titolo e festeggia il suo best ranking, salendo sul gradino numero 76 della classifica mondiale.

Ad una disinvolta Serena Raffin il compito di ringraziare sponsor, giocatori, autorità amministrative e sportive e di riservare un sentito elogio all’esercito dei 100 volontari, perno vitale del puntuale orologio organizzativo. (Fausto Serafini)