Appunti da Wimbledon 2014, il tempio del tennis

Nole Djokovic
Nole Djokovic

Nel giorno del Big Monday si ritorna a traguardare i verdi prati di loglio, curati da oltre 40 girdinieri sotto gli occhi vigili di Neil Stubley, responsabile supremo dei campi e ultimamente oggetto di qualche osservazione per gli 8 millimetri d’erba (miscelata anche con la segale?) che alzerebbero il rimbalzo della palla, rallentandone la velocità. Polemica seccamente chiusa dallo specialista erbivoro che contrappone l’efficacia di un rimbalzo più regolare e la maggior resistenza all’usura e soprattutto all’arsura.

Proprio arsura, perché quando il sole di fine giugno-primi luglio picchia sui terreni dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, picchia davvero forte e, contrariamente a quanto avviene sui manti in mattone tritato, i campi non possono essere bagnati durante le gare, ma al contrario vanno preservati dall’umidità con opportuni teli di copertura, sistemati con sincronizzati movimenti dai ball boys, pronti a scattare alle prime avvisaglie di pioggia. Il Big Monday, ovvero il grande lunedì della seconda settimana che cade dopo la tradizionale sosta domenicale (per certi versi incomprensibile quando ci accumulano ritardi per le precedenti cattive condizioni del tempo), è un giorno speciale per chi vuole bearsi nelle variegate proposte che i “The Championships” mettono a disposizione con il succulento programma giornaliero.

In sostanza, si giocano gli ottavi maschili e femminili dei tabelloni principali “pro” iniziati una settimana prima, si completa la prima ondata degli incontri di singolare “girls e boys”, si predispongono le varie categorie di doppio (maschili, femminili e misti), mentre le gare in tandem delle glorie vecchie (invitate) e meno vecchie e quelle in carrozzina prendono il via nei giorni seguenti.

Filippo Baldi
Filippo Baldi

Chi da qualche anno non non si assenta dai campi a raso di Church Road é il direttore sportivo dell’Eurosporting, Mosè Navarra, il tecnico federale che segue le migliori leve maschili juniores, ma sarebbe meglio dire le magnetizza con suggerimenti ad hoc dalla strategica postazione angolata che sistematicamente occupa. Il terzetto a lui affidato comprendeva il lombardo Filippo Baldi, alla sua ultima partecipazione, il più giovane laziale Andrea Pellegrino (entrambi vincitori dell’importante Torneo Avvenire) e il pugliese Matteo Berrettini. Fuori al primo turno Pellegrino e al secondo Berrettini, Baldi non riusciva a ripetere l’impresa gloriosa di Gianluigi Quinzi (vincitore della scorsa edizione) fermato nei quarti dall’americano Fritz, giocatore che insieme ai due finalisti componeva la forte pattuglia delle racchette stelle e strisce.

Nel settore omologo in rosa, la milanese Bianca Turati (l’unica presente al via nel tabellone principale) di strada ne faceva poca, costretta ad uscire al primo turno per mano della russa Levashova. Da ricordare l’incoronazione finale della talentuosa lettone Jelena Ostapenko, giocatrice dalle 17 primavere. Alcune settimane prima dello Slam inglese era piacevole vederla in azione nel torneo Itf di Grado dove, superate brillantemente le qualificazioni, cedeva al secondo round alla solida Kateryna Kozlova, ucraina lanciata verso la finale. A questo punto le cronache tennistiche hanno abbondantemente parlato delle imprese dei migliori protagonisti indirizzando anche le giuste lodi alle immense Chichis Errani e Vinci e al loro storico Career Grande Slam, pertanto, nelle righe che seguono mi limito a riferire alcune personali osservazioni.

La prima riguarda quel campione di gioco e di simpatia che risponde al nome di Nole Djokovic, stranamente mai sostenuto con giusto calore dal pubblico. E passi il tifo avverso nella sfida clou con king Roger Federer, ma un parteggiamento abbastanza contrario nell’incontro con il francese Tsonga è sembrato incomprensibile, avversità fastidiosa che il serbo ha ben riscattato con una colorita e prolungata esultanza a match concluso.

Genie Bouchard prepara il servizio
Genie Bouchard prepara il servizio

Da annotare come il noto sguardo minaccioso di Maria Sharapova, rivolto alla rivale prima di alzare la palla del servizio, gradualmente affievoliva davanti al vittorioso incedere di Angelique Kerber, tedesca con residenza e natali polacchi. Vittoria fin troppo appagante per la spara-mazzate, fermata il turno dopo da “principessina” Genie Bouchard. Sono passati otto anni da quando la bella di Montreal faceva il suo esordio con il team canadese under 12 sulla terra rossa del Tc Triestino e poi su quella del Tc Bibione, ma le movenze già aggraziate ora sono permeate da regale raffinatezza, ben staccando in fascino e stile la rivale nizzarda Alize Cornet, seminata sul campo in due set.

E a proposito di reazioni smisurate, sono da ricordare le grida a tutta voce ed i prolungati pugnetti al cielo di Petra Kvitova nel derby ceco dei quarti contro la Zahalavova Strycova, espressioni forti che suscitavano ilarità nel pubblico e lo stupore della stessa avversaria. E’ vero che la connazionale aveva sorprendentemente spedito a casa la favorita Na Li e Caroline Wozniacki, ma la sua rumorosa esultanza sembrava fuori luogo in un match che si avviava a vincere senza soverchie difficoltà, lasciando il sospetto che tra le due ci siano ancora vecchie ruggini da cancellare.

Difficile non lodare il composto stile comportamentale di Rafael Nadal durante l’inopinata sconfitta subita da Nick Kyrgios, atteggiamento irreprensibile pur davanti ad un ventenne un pochino sfrontato che coniuga allo stesso tempo talento ed estrosità (indimenticabile il punto istintivo in demi-volée tweener). Voto alto al nazionalismo del viscerale pubblico inglese nel sostenere sempre i suoi junior e soprattutto l’atteso Andy Murray, ma l’inappellabile sconfitta nei quarti per mano dell’emergente bulgaro Grigor Dimitrov stendeva un velo di palese mestizia negli spettatori britannici, sofferenza e delusione poi riversata nei numerosi quotidiani dell’Isola che seguono con dovizia di particolari i riti agonistici di “Via della Chiesa”.

I gemelli Bryan
I gemelli Bryan

E che dire degli eterni gemelli statunitensi Bob e Mike Bryan: stesse gestualità, stessi movimenti tennistici e stessi balletti a fine scambio. Per un momento si pensa di vedere in campo un solo giocatore con la sua immagine riflessa allo specchio.

Tra le molte foto che gli ospitali siti pubblicano (chiedo venia per la qualità) ne propongo due riferite al Centro Nazionale di Tennis della LTA, la federazione tennistica della Gran Bretagna.  Il bellissimo e vasto centro che dispone di 22 campi con diverse superfici e altri numerosi servizi primari e di sostegno sportivo si trova a Roehampton nel sud-ovest di Londra, distante alcune miglia dallo storico complesso di Wimbledon. Qui vengono giocate le qualificazioni dei giocatori professionisti e degli juniores che cercano d’entrare nei rispettivi tabelloni principali di singolare con l’ingresso dei migliori nel main draw dello Slam. Pertanto è fuorviante scrivere che un giocatore italiano e l’amico sparring hanno giocato a Wimbledon, omettendo di precisare che quell’atleta cercava di superare le qualificazioni del torneo di Wimbledon, ma giocando sui campi in erba di Roehampton e non sui verdi giardini del “Tempio” tennistico. Perché impatto e sensazioni, a detta di chi ha giocato in entrambe le location, davvero non si equivalgono.  (Fausto Serafini)