Coronavirus e Sport: si riparte, anche se non è facile

Lo sport al tempo del Covid, dopo il prolungato lockdown, ha ripreso vigore tra inevitabili difficoltà ma offrendo un deciso segnale di volontà di ricominciare

Ventimila spettatori a Budapest per la finale di Supercoppa fra Bayern e Siviglia, mille invitati in alcuni stadi italiani, altrettanti spettatori ammessi in vari palasport per il basket e altre aperture in varie manifestazioni, dall’automobilismo al ciclismo, testimoniano la volontà dello sport internazionale di ritornare alla vita, impegno supportato anche o soprattutto da inevitabili esigenze economiche. Un ricercato, graduale ritorno alla normalità dopo il lungo lockdown, che però fa spesso a pugni con gli obblighi sanitari necessari a sconfiggere la pandemia e a tale proposito è nota la posizione del Ministero della salute, contrario non solo alle riaperture al pubblico ma anche alla ripresa di attività sportive che prevedono il contatto fisico. E i protagonisti stessi, sotto questo aspetto, spesso non costituiscono certo un buon esempio, perché dagli iniziali, prudenti colpetti di gomito di esultanza sono passati agli abbracci e ai baci pre-Covid, con i riscontri quotidiani dei nuovi contagi a offrire note non proprio ottimistiche.

TIFOSI IN SOFFERENZA

A patire molto durante la prolungata chiusura e anche dopo la fine della stessa, con gli accessi alle manifestazioni sportive strettamente contingentati, sono stati non solo gli atleti e quanto girava loro attorno ma anche i tifosi, a testimonianza che lo sport è stato, è e sarà l’oppio dei popoli ad ogni latitudine, senza il quale la vita pare perdere una parte del proprio significato. Alla ripresa dei campionati di calcio professionistici a porte chiuse, le gare hanno avuto luogo in un ambiente lunare, con le voci dei giocatori ad essere percepite ben distinte anche in tribuna stampa, dove un numero limitato di giornalisti ben distanziati fra loro è stato messo in condizioni di svolgere il proprio lavoro. E le tifoserie, nel frattempo, a fremere anche all’esterno degli stadi, urlando il proprio sostegno, in inevitabili assembramenti, ai beniamini che agivano all’interno. Ammassamenti che si verificherebbero senza ombra di dubbio se giungesse la riammissione totale al pubblico negli stadi, e da qui l’ovvia prudenza delle autorità preposte in un momento in cui, a dispetto delle dimostrazioni dei negazionisti e dell’indifferenza di molti al problema, il Covid non può affatto dirsi sconfitto, anzi. Per i primattori degli eventi sportivi avere attorno il clamore e l’incitamento del pubblico è fondamentale, su questo non ci piove, ed è stato dimostrato anche durante i recenti campionati mondiali di ciclismo su strada di Imola, dove al traguardo i campioni non hanno mancato di sottolineare la positività di tale aspetto. Ma durante l’evento, lungo il percorso, è balzato comunque agli occhi il diverso atteggiamento del pubblico, per una parte rispettoso delle disposizioni ricevute e per una parte invece assembrato e privo dei requisiti minimi indispensabili, mascherine e distanziamento. Patata molto bollente, dunque, in mano alle autorità sanitarie e sportive, da un lato pressate dalle necessità anti-pandemiche e dall’altro spinte da quelle dettate dall’imprescindibilità della ripartenza sociale ed economica, un “equilibrio chimico” indubbiamente non facile da mantenere.

Edi Fabris