Enzo Calà: “A Kyoto sarà importante esserci”

Enzo Calà
Enzo Calà

«Sogno una palestra dove Shiai e Kata rivestano la medesima importanza, un dojo in cui lo spirito del judo sia indiscusso protagonista senza l’esasperazione legata a risultati ad ogni costo»: è questa la visione che Enzo Calà, alfiere del judo regionale nel kata in coppia con Fabio Polo (entrambi militano nel Kuroki di Tarcento), ha di uno sport che l’ ha proiettato ai vertici mondiali e con la sua filosofia gli ha permesso di affrontare la vita di tutti i giorni in modo diverso.

Calà è nato nel 1971 a Belluno dove il padre Salvatore, maestro della palestra Judo Valpiave, l’ha trascinato letteralmente sul tatami in uno sport d’azione e di contatto che lo entusiasmò subito, portandolo a dodici anni alla conquista della cintura nera. Nel suo palmares la medaglia di bronzo agli Europei di Praga nel 2011, un terzo posto agli Europei 2012 a Capodistria e recentemente ancora un doppio bronzo agli Europei di Cottonera. Più recente successo l’oro al Memorial Sozzi a Cremona, con dieci punti di vantaggio sulla coppia Marco Dotta Marco Durigon di Portogruaro.

«Devo ammettere che le cose stanno girando in modo decisamente positivo e se tutto va per il verso giusto la qualificazione ai campionati del mondo kata di Kyoto in Giappone è alla portata. Purtroppo non tutti vedono il kata con occhio giusto, privilegiando il combattimento. Tengo a precisare che come insegnano i maestri giapponesi il kata è la grammatica del judo, un passo importante per acquisire una maturità fisico mentale che ogni judoka deve possedere nel suo bagaglio».

«Nonostante gli sforzi e gli eventi organizzati in regione, in effetti il kata fa un po’ di fatica a godere della giusta poplarità. In regione si stanno facendo dei passi importanti, prima con Edoardo Muzzin ed ora con il maestro Stefano Stefanel, membro federale Fijlkam. Ritengo che la strada sia quella della pazienza».

L’obiettivo quindi restano i campionati del mondo di Kyoto: «Certo che sarà per me e il mio partner Fabio Polo già una grande impresa essere presenti in rappresentanza della nostra nazione e della regione, anche se sarà difficile tornare con un risultato apprezzabile. Ma come sosteneva il barone Pierre De Coubertin… l’importante è partecipare e un giorno magari poterlo raccontare ai propri nipotini» (Gianfranco Borghesu)