Matteo Gallo il pendolare della scherma

Matteo Gallo
Matteo Gallo
Matteo Gallo

Non è un caso se Matteo Gallo ha scelto la scherma come specialità sportiva. Il ventitrenne triestino, tesserato per la società Gemina di San Giorgio di Nogaro, traccia infatti affondi e fendenti nell’aria con mestiere ed eleganza, come se vivesse ai tempi del Medioevo. La sciabola è l’arma d’attacco per eccellenza, molto veloce e istintiva e sicuramente adatta al suo carattere ambizioso e di temperamento.

Di recente ha avuto il privilegio di disputare gli Assoluti giocando in casa, nel PalaRubini della sua Trieste: «E’ stato un evento emozionantissimo ed entusiasmante – confessa Matteo -. Pensavo di accusare maggiormente la tensione ed invece sono riuscito ad esprimermi al meglio, disputando addirittura la gara individuale il giovedì e la gara a squadre il venerdì, andando pure a medaglia».

Il suo segno zodiacale è Bilancia e non a caso, perciò, è riuscito a trovare un equilibrio fra i suoi due piatti significativi, lo sport e lo studio, con ottimi risultati alle scuole superiori e poi all’Università, dove ha conseguito la laurea in Scienze politiche: «Il mio carattere mi aiuta – lui ammette – . Sono sicuramente molto diligente e m’impegno al cento per cento per ottenere il massimo in ogni campo. Ho scoperto comunque che non ha senso buttarsi a capofitto e cercare esasperatamente di fare risultato e la scherma in questo mi ha disciplinato molto».

Dal 2005 Matteo si allena a San Giorgio Di Nogaro e solo per caso si è imbattuto nella società Gemina: «Praticavo la scherma a Trieste a livello molto amatoriale – racconta -. Un giorno sono arrivati a farci visita Cristian Rascioni e Sara Vincenzin, della Gemina, e quest’incontro mi ha cambiato la vita sportiva. I due tecnici mi hanno insegnato ad essere ambizioso, a volere il massimo, oltre al senso del sacrificio nella pratica della scherma. Da sette anni faccio così il pendolare in treno ogni pomeriggio e a S.Giorgio ho trovato un ambiente molto sano competente e vincente».

Ottimale, poi, il suo rapporto con i tecnici. «Nella scherma il rapporto non è mai univoco e c’è una grande collaborazione fra il tecnico e l’atleta – considera -. Il maestro riveste un ruolo importantissimo, basato su una fiducia reciproca incondizionata».

Uno sguardo, poi, Matteo lo riserva al suo futuro sportivo: «Sicuramente sono partito tardi, perché ho cominciato l’attività agonistica a quindici anni, quando molti miei compagni già vincevano campionati e medaglie. Ma sono riuscito comunque a togliermi grosse soddisfazioni, come la prima medaglia nel campionato italiano Under 20 e la finale del campionato del Mondo Under 20 nel 2009. Sono emozioni impareggiabili che nessun altro aspetto della vita può regalarti».

Ma fra le tappe future di Matteo c’è sicuramente un’altra laurea: «Vorrei continuare a studiare ancora – rivela – e penso di iscrivermi a Giurisprudenza. Già, non mi accontento mai». Fra i suoi sogni, poi, c’è anche quello iridato: «Penso che il campione olimpico di sciabola maschile ha la mia stessa età, quindi ritengo di avere ancora qualche carta di giocare a questo proposito. Ora però penso alle vacanze con la mia ragazza!» (Biancamaria Gonano)