Pattinaggio – Stibilj: “Il mio ritiro? Una scelta ponderata”

La campionessa triestina si racconta nell’intervista rilasciata a Matteo Contessa per Tremila Sport Magazine

Non sono passati neppure due mesi dall’ufficializzazione del ritiro dall’agonismo, ma per Silvia Stibilj l’agonismo è ormai una parentesi definitivamente chiusa. Qualche esibizione ancora sì, ma per quanto riguarda le gare si è definitivamente sistemata nell’assai capiente destinazione chiamata “ex”. Oggi la ventiseienne campionessa triestina allena le ragazzine del Pattinaggio Artistico Triestino, lo stesso sodalizio nel quale nei è nata e ha sempre militato, per trasmettere la sua sapienza acquisita sul campo e cercare magari una sua erede da preparare alla successione.

“Il ritiro è stata una scelta ponderata, maturata progressivamente negli ultimi due anni – spiega -. Avevo realizzato di essere arrivata alla fine del mio percorso e a quel punto è maturata la decisione di chiudere in bellezza. Ho deciso di gareggiare ancora due anni per provare a raggiungere un primato, quello dei titoli iridati vinti consecutivamente, e poi smettere. Se pure avessi voluto ripensarci, la durezza dell’ultimo mondiale (quello dell’anno scorso a Barcellona, vinto in rimonta, ndc) mi ha tolto ogni dubbio. La volontà non c’era più”.

E un momento dopo aver realizzato di aver davvero finito, cosa hai sentito dentro?

“Felicità e nessun rammarico. Avevo avuto tutte le soddisfazioni possibili e avevo coronato il sogno più grande. Ero consapevole di essere arrivata in fondo e mi sentivo serena perché avevo potuto scegliere io il momento di chiudere e non esserci stata costretta da infortuni o dal declino atletico. Ovviamente, però, l’ultimo mondiale l’ho vissuto in maniera diversa: ero molto tesa a livello emotivo, un po’ di pressione e malinconia alla fine del programma ci sono state e ho pianto molto. Ma la scelta del ritiro era ormai interiorizzata. E oltretutto con il pressing psicologico degli ultimi anni, l’ho sentita come una liberazione”.

Ecco, appunto. Nella decisione del ritiro hanno inciso, come hai affermato, anche la stanchezza di essere messa sempre in discussione e anche alcune gelosie. A chi e a cosa ti riferivi?

“Essendo uno sport artistico, nel pattinaggio non c’è un’oggettività alla base della valutazione, anche se si sta andando verso la definizione di parametri di giudizio oggettivi. La valutazione dei giudici dipende quindi ancora, anche se in parte, da come l’atleta riesce a colpirli emotivamente durante l’esercizio. Ecco quindi che fra gli atleti si innesca un meccanismo che da sana competizione sale di livello, innesca una sorta di gelosia soprattutto nei confronti di chi vince. E allora parte una serie di comportamenti, di parole dette ad arte, con lo scopo di alzare ancora di più la pressione che già si sente prima di una gara e destabilizzare emotivamente. Questa situazione la avvertivo chiaramente intorno a me ed ero stanca di affrontarla ancora”. In effetti, con in tasca 5 titoli mondiali consecutivi e un argento da Senior nella specialità Solo Dance, un altro oro e argento da Junior e una valigia piena di titoli e podi tricolori ed europei, non c’era motivo per sopportare oltre.

Della tua generazione, a livello italiano, tu sei stata l’unica a saper raccogliere l’eredità lasciata nel pattinaggio artistico a rotelle da Tanja Romano. E’ stata lei il tuo modello oppure hai fatto tutto da te?

Tanja non soltanto a Trieste, ma in tutto il mondo, è stata una figura fondamentale nel nostro sport perché oltre ad essere una grandissima atleta aveva un carisma speciale. Quand’ero ragazzina, alle gare le ho chiesto l’autografo, le foto insieme, spesso le chiedevamo consigli ed essendo lei molto disponibile ce ne ha dispensati tanti. Da piccola facevo la sua stessa disciplina, il libero, guardandola in azione vedevo il bello del pattinaggio e volevo arrivarci anche io. In questo, l’ho presa ad esempio. Poi, una volta cresciuta ho preso la mia strada approdando al Solo Dance, e me la sono costruita da sola. Ma di sicuro avere avuto una campionessa come Tanja nella stessa città mi ha dato qualcosa in più, lo spirito di emulazione è stato uno sprone notevole per migliorarmi. Lo vedo anche adesso con le mie giovanissime allieve…(CONTINUA)