Mihajlicic: “In Italia non si insegnano i fondamentali!”

basketChe per far riprendere quota al basket friulano manchi anche il traino di una formazione di vertice è convinto pure lui, Jovo Mihajlicic, storico masseur arancione spettatore delle finali nazionali Under 19 disputatesi a Udine e del derby-revival d’apertura fra Snaidero e Trieste. «I bei tempi purtroppo penso che non torneranno – lui considera fatalisticamente – , perchè economicamente la situazione generale non lo permette più e non lo consentirà certo in tempi brevi e perchè non sussistono i presupposti per una rinascita in grande stile dalle nostre parti. Il ritiro di Edi Snaidero, poi, non è criticabile, perchè da assennato capitano d’industria ha dovuto badare in primis alla sua azienda e a chi vi lavora. Ora c’è l’Apu che ci sta provando e a questo proposito c’è da augurarsi che i propositi della dirigenza vadano a buon fine, ma dalla serie C ai vertici la strada è lunga».

Ma c’è dell’altro, alle spalle del decadimento del basket friulano, sottolinea Mihajlicic. «E’una situazione generalizzata in Italia e che qui si fa sentire parecchio. Nei giovani d’oggi non c’è più la voglia di emergere che animava quelli di una ventina d’anni fa. Troppe alternative allo sport e poca voglia di sacrificarsi fanno sì che i ragazzi s’impegnino per puro divertimento, senza eccessivo desiderio di migliorarsi, con la conseguenza che i valori tecnici diminuiscano gradualmente e sensibilmente. E poi le famiglie, troppo con il fiato sul collo dei loro ragazzi, che vivono spesso l’attività sportiva come un obbligo ad emergere, a provare a diventare i campioni che vorrebbero fare di loro papà e mamma. Lasciamoli giocare e sbagliare in pace, dico io».

Ma gli errori stanno comunque anche all’interno delle società, evidenzia il buon Jovo. «Si, perchè si pensa poco a insegnare i fondamentali ai ragazzi, privilegiando invece la fisicità e la rapidità d’azione. Cosa che non accadeva invece tempo addietro, ed è stato sufficiente assistere alla partita revival fra Snaidero e Trieste per rendersene conto, con giocatori non più giovanissimi a sciorinare movimenti e conclusioni da basket d’alto livello e frutto degli insegnamenti ricevuti all’origine».

Questo nella pallacanestro italiana, tiene a rimarcare Mihaljcic, perchè nella sua Bosnia (lui è originario di Sarajevo) il basket con la “b” maiuscola s’impara ancora. «Laggiù non girano soldi ma anche ad alto livello chi gioca si accontenta, senza piantare grane sugli stipendi o sui premi partita. E alla base c’è un movimento giovanile eccellente che parte dai campetti, come una volta in Italia. E le famiglie se ne stanno in disparte, senza interferire con le società nè assillare i loro figli. Tornare un po’ indietro anche qui, insomma, non farebbe poi così male».

Vive il presente in modo disincantato, Jovo Mihajlicic, dopo i bei tempi, come lui stesso ama definirli, della Snaidero, dove costituiva punto di riferimento anche fuori dal campo per molti giocatori e tecnici. Con Teo Alibegovic, poi, ebbe un rapporto speciale, che ancora oggi ricorda con piacere. E dopo la fine del rapporto con il club arancione ed essersi dedicato al calcio all’Udinese e all’Ancona, la decisione di uscire di scena a livello di collaborazione con le società. «Basta, ad un certo punto ho preferito chiamarmi fuori ed è inutile dilungarsi sui perchè e i percome l’ho fatto – chiude Mihajlicic – . Semplicemente ho considerato che fosse più semplice e rilassante operare in proprio, senza obblighi verso chicchessia. Così mi dedico al mio studio a Udine, frequentatissimo ovviamente da sportivi, e le soddisfazioni non mi mancano, anche se i bei tempi li ricordo sempre volentieri». (Edi Fabris)