BUONO A SAPERSI

DA MOBBING A... MOGGING

Non ho ancora letto la sentenza con la quale il Tribunale di Roma ha condannato i due Moggi per violenza privata, mandando invece assolti gli altri imputati e, di fatto, dichiarando legittima l’attività svolta dalla Gea, la società di procuratori di Moggi jr. Non posso quindi dare giudizi in merito, non conoscendo le motivazioni della Corte. Sulla scorta di quanto leggo sui quotidiani, credo comunque sia possibile farsi un’idea della vicenda.

La Procura di Roma, che aveva indagato sull’attività della Gea, aveva ipotizzato l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata all’alterazione illegale della concorrenza nel settore delle procure sportive, attuata mediante violenze e minacce. Il Tribunale, invece, ha ritenuto che sussistessero solamente episodi di minacce e violenza privata esercitate da Luciano e Alessandro Moggi nei confronti di 4 calciatori. Non era dunque il processo al sistema “Calciopoli”, ma il processo alla Gea e alla sua attività. Ed è terminato con pene tutto sommato lievi e, per altro, coperte dall’indulto. Quello che mi dà da pensare è invece il contenuto di alcuni commenti degli imputati. Franco Zavaglia ha detto che “… il sistema c’era prima e non è cambiato nulla!”. Mentre Luciano Moggi ha sostenuto che “… in questo modo, se questa sentenza dovesse fare scuola, nessuno potrà più fare il direttore sportivo di una società di calcio. Figc e Lega lo tengano presente. E anche l’allenatore del Liverpool, Benitez, potrebbe finire sul banco degli imputati, per le parole che ha detto a Pennant se questo non firmava il contratto. E’ tutto ridicolo”. Quindi, esisterebbe nel calcio un modo di rapportarsi agli altri diverso da quello della vita di tutti i giorni e dei comuni rapporti di lavoro. Parrebbe quasi che nel calcio siano consentiti comportamenti che rasentano il mobbing per trattare con i propri dipendenti. Questo modo di pensare è semplicemente agghiacciante: tutte le conquiste dell’Assocalciatori per la dignità degli stessi, sembra siano passate come la pioggia sul selciato, senza lasciare traccia. Credo che il mondo dipinto dalle parole di Moggi e Zavaglia non corrisponda alla realtà del calcio professionistico d’oggi e che calciatori e società abbiano strumenti efficaci, anche di diritto e di procedura (sia pur interni alla Federazione) per stabilire i propri rapporti e risolvere le eventuali dispute. E’ però vero che resistono forme di forzatura esercitate su questo o quel calciatore per ottenere rinnovi di contratti a condizioni vantaggiose per le società . Ha fatto scuola il caso di Diego Zanin, che era stato oggetto di una vera e propria persecuzione per non aver voluto accettare una riduzione di stipendio in seguito alla retrocessione dalla C1 alla C2 del Montichiari, con la quale aveva un contratto pluriennale. E sono di recente attualità, le minacce a Bucchi perchè non svolgerebbe il suo lavoro in modo soddisfacente (l’Ascoli ha comunque preso le distanze condannando i singoli episodi) o gli attacchi a calciatori e allenatori di squadre della Lega Pro nel Sud Italia.