"Maranese mia, qui ci vuole il pieno"

Sebastian Goicouria va a raffica: coi tre gol rifilati all'Ancona è salito a 22 reti.

Sebastianis non si accontenta dei play-off: ci sono ancora margini per lo scudetto

Primo comandamento: siamo la Maranese, una signora squadra, non un gruppo di pellegrini, come ci siamo dipinti da soli perdendo senza dignità contro Union Pasiano e Varmo. Secondo comandamento: chi va in campo deve sapere cosa fare e come farlo, avendo ben chiare le caratteristiche dell’avversario. Per questo, in settimana, allenamenti mirati, per reparto, cos» da comporre poi un blocco organizzato capace di fronteggiare ogni situazione.

Conclusioni: da qui alla fine bisogna vincerle tutte, a partire dal recupero di mercoled» a San Pietro e via via contro Aurora, Aquileia (quella contro la capolista è l’unica gara in casa delle quattro che restano) e Sesto.

Paolo Sebastianis, il Mosè della laguna, scuote la Maranese dalle fondamenta, spazza appiattimenti e mediocrità che avevano accompagnato l’ultimo periodo della gestione di Marco Billia. “Non ci devono bastare i play-off – dice-. Proviamo a vincerlo il campionato: i margini sono esigui, epperò percorribili. Dobbiamo crederci e agire di conseguenza”.

La prima panchina da head coach domenica scorsa, rinunciando a scendere in campo al centro della difesa (nel ruolo ha riciclato Giugliano) perchè da fuori si vede e si capisce meglio. Riscontro immediato: Ancona rullata con tre gol di Goicouria (e sono 22 per il bomber argentino). Ha sempre immaginato un futuro da allenatore, Sebastianis. Avrebbe preferito non avvenisse in corsa. “Ho accettato di subentrare per rispetto al club e alla squadra. Mi spiaceva vedere un gruppo potenzialmente di categoria superiore incapace di esprimere al meglio le qualità di cui dispone”. A Paolone non sono piaciute certe chiacchiere fiorite attorno all’esonero di Billia: “Garantisco che la squadra, noi tutti, siamo sempre stati solidali con l’allenatore, nessuno ha remato contro. Poi ognuno vede il calcio alla propria maniera e ha i propri metodi. Io non dico che i miei siano migliori, sono semplicemente diversi”.