Renzo Burelli aiutato o silurato?

Il silenzio di Tavecchio sull’incompatibilità  tra presidenza e incarico federale

Aiutato o silurato? In questi due estremi sta la sostanza di quanto è accaduto a Renzo Burelli nella domenica dell’assemblea di Rauscedo: a urne chiuse, appena rieletto presidente, è stato informato via telefono che non avrebbe più potuto detenere anche l’ambita carica di consigliere federale perché così era stato disposto dal presidente Figc, Giancarlo Abete, un indirizzo diventato norma due giorni dopo con l’approvazione da parte del direttivo di Lega. Qui non è in discussione il nocciolo del provvedimento, che tende a separare l’attività di chi lavora sul territorio a contatto con la base della società, da chi deve occuparsi di politica sportiva a livello nazionale. E’ la tempistica della comunicazione arrivata a Burelli che fa riflettere e apre scenari inquietanti.

A dare la notizia all’appena rieletto Burelli è stato il presidente della Lnd Carlo Tavecchio, lo stesso Tavecchio che fino a mezz’ora prima sedeva al tavolo degli ospiti dell’assemblea friulogiuliana e che, ovviamente, era al corrente della novità  che bolliva in pentola. Perché Tavecchio non ne ha parlato prima? In pratica ha lasciato che i lavori si svolgessero sulla traccia di un falso clamoroso, nel senso che Burelli – a fronte di un quadriennio di pura ordinaria amministrazione (e anche quella talvolta pasticciata) – ha potuto pavoneggiarsi esibendo la sua dimensione nazionale, e i vantaggi che ne sarebbero derivati al movimento locale, per rafforzare la propria immagine, a scapito dell’altro candidato, Spartaco Ventura, che poteva vantare “soltanto” decenni di operosa attività  nel proprio club. Nonostante tutto Burelli non ha stravinto, lasciando 83 voti a ballare come ammonimento.

Incarichi: Toffoletto e Quoco i vice

Sarà Gianni Toffoletto, il più votato dei consiglieri, il vicepresidente vicario della Figc. L’incarico, unito alla supervisione dell’impiantistica, gli è stato attribuito nella prima riunione del nuovo consiglio regionale. L’altro vice sarà  Luciano Quoco, con delega al settore giovanile. Dionisio Zorat (anche rapporti con gli amatori) e Caliman si occuperanno delle rappresentative, mentre personale e comunicazione sono stati affidati a Ermes Canciani. Falanga si dedicherà  ai rapporti esterni. Pali sarà  il responsabile del calcio a 5 e Walter Manzon quello del calcio rosa.

Se guardiamo la faccenda da questa angolazione è indubbio che Burelli ha avuto un “aiutino” niente male. Però  esiste l’altra faccia della medaglia. Burelli, nel suo intervento, ha parlato di relazioni importanti maturate come consigliere dell’Area Nord, di alleanze, del peso del Triveneto, di influenze da far valere nella stanza dei bottoni. Insomma, un discorso da dirigente lanciato nelle alte sfere, da personaggio da tenere in considerazione. Rapito dal vortice di strategie planetarie, il nostro Renzo si è un tantino allargato e ciò può aver dato fastidio. Può aver irritato Tavecchio: ma cosa blatera questo? Dove vuole arrivare se non è neppure capace di tenere unito il suo movimento, e di coagulare attorno alla sua figura quattro gatti come questi del Friuli Venezia Giulia? Riflessioni di questo tipo possono aver vieppiò convinto il presidente di Lega a tacere sull’importante sviluppo (la nuova norma, appunto) che stava dietro l’angolo, lasciando corda a Burelli perché… s’impiccasse da solo. Se abbiamo interpretato bene, un disegno diabolico andato a pallino: Burelli rieletto presidente regionale, però fuori dalle scatole, via dal Palazzo federale.
In ogni caso, una verità  risulta inattaccabile: che con il suo silenzio Tavecchio ha compiuto una scelta condizionante. Oggi Burelli va sussurrando che è stato lui a rinunciare alla carica romana, quella che lo portava a contatto con i potenti del pallone, mentre sappiamo che era in cima ai suoi pensieri, al punto da architettare un “patto” per dividere il mandato regionale con Luciano Quoco, tentativo poi abortito per la reazione delle società . Ovvio, cerca di salvare la faccia, ma il “taccone” è molto peggiore del “buco”. Saremmo di fronte a una specie di truffa perché si partirebbe dal presupposto che lui sapesse della nuova norma e abbia taciuto di fronte alle società , illudendole e sollecitandole a dare il voto all’uomo in carriera. I fatti come si sono sviluppati e l’onestà  del personaggio ci portano invece a pensare che effettivamente Burelli sia stato colto alla sprovvista, e che le ultime dichiarazioni – quelle che sarebbe stato lui a rinunciare – non sono altro che un tentativo, umanamente comprensibile, di parare il colpo, di salvare immagine e credibilità . Ma quelle (altro che incarico Uefa!) potrà  recuperarle facendosi vedere sui nostri campi, stringendo la mano a dirigenti soddisfatti per il buon lavoro svolto nel loro interesse. (i.c.)