Buffon artista anche quando dipinge

A Portogruaro la prima mostra pittorica del grande campione.
Fu Don Giovanni a trasformarlo da ala in portiere

Lorenzo Buffon con la moglie e i quadri nella sua casa di Latisana.

Quattro scudetti vinti nel Milan, uno con l’Inter; e poi le gare disputate con la Nazionale; e poi l’affetto dei tifosi, i ricordi ancora vivissimi delle imprese di un’eroe del calcio tricolore e friulano… Ma è come se tutto questo passato, ingombrante e bellissimo, non pesasse sulle spalle dell’ottantaduenne vivacissimo ex portierone di Latisana (e Susans di Majano): stiamo naturalmente parlando di Lorenzo Buffon, che si accinge a tuffarsi in una nuova avventura, quella del pittore, del pittore provetto: «Speriamo che da cosa nasca cosa” aggiunge con spirito il diretto interessato, mentre è ormai all’orizzonte l’appuntamento con la prima mostra dei suoi quadri che andrà in scena tra il 27 e il 29 aprile nella sala stampa dello stadio Mecchia di Portogruaro. Portogruaro, dunque, ancora una volta: con il club amaranto la carriera di Buffon decollò, e dà lì il portierone spicco il salto in serie A. E il Portogruaro tiene adesso a battesimo il Lorenzo Buffon artista (ma lo era pure quando difendeva i pali), a ribadire il rapporto speciale che lega i granata al grande campione. Così, il presidente Francesco Mio, il direttore generale Gianmario Specchia e il direttore marketin Edoardo Busala si sono mobilitati per ospitare le opere di Lorenzo.

Emerge, così, una passione coltivata fin da piccolo e mai abbandonata anche nei momenti di massimo fulgore (e impegno) della carriera di calciatore. Con qualche gustoso retroscena: infatti, ai tempi dell’oratorio di Latisana, fu il mitico don Giovanni Martinis, ammirati i dipinti di soggetti sacri sfornati dal piccolo Lorenzo, a chiedere al chirichetto che già dava del tu al pallone di non giocare più da ala destra, ma da portiere: «Con quelle mani così brave a disegnare e dipingere, vedrai che ci farai prendere meno gol» profetizzò. Una intuizione fondamentale, che porterà Buffon a diventare uno dei migliori numeri uno a livello mondiale della sua epoca.

«Ma da bambino per un certo periodo feci pure l’apprendista scalpellino del professor Ellero: non mi piaceva, però, andar per cimiteri a istallare lapidi, angioletti e quant’altro – racconta forte di una memoria di ferro, Buffon -. Ho sempre dipinto nella mia vita, da autodidatta e con l’umiltà di chi non si sente un pittore: saranno gli altri a giudicare quello che ho prodotto, traendo ispirazione dalla natura e dalle persone che hanno suscitato in me emozioni».

C’è di tutto nei quadri di Lorenzo Buffon: paesaggi dai colori vivaci, ritratti e autoritratti, nature morte e nudi, piccoli spaccati di ogni giorno. E la conferma della grandezza del campione e dell’uomo anche in un campo diverso da quello che l’ha  reso famoso e indimenticabile protagonista.