"L'occasione arriverà. E io sarò pronto"

Alberto Simonetti

Il personaggio Il portiere Alberto Simonetti, uno di carattere. Anche se Zavettieri diceva il contrario. Capita anche ai migliori di sbagliare, soprattutto quando di mezzo c’è un ragazzo da valutare. E Nunzio Zavettieri, ora tecnico all’Inter, uno che dalle nostre parti passava per un “mago dei giovani”, non vide bene allorchè – pur apprezzando impostazione e bagaglio tecnico – giudicò “assenza di carattere” quelle che erano educazione e riservatezza. E cos» fin» la storia all’Udinese di Alberto Simonetti, portiere classe ’88, una promessa del basket (è alto 1,93) arrivato al calcio sulla spinta di cromosomi antichi, ereditati dal nonno materno, nientemeno che Cirano Snidero, un grande dell’Udinese anni Cinquanta.

Ha invece dimostrato carattere da vendere Alberto nella sua pur breve ma già intensissima carriera, che ora sta continuando nelle file del Capriva. Non si può chiamare altrimenti, infatti, la determinazione e il coraggio che ha dimostrato per non arrendersi quando incappò in un terribile infortunio. Era il 2 giugno 2007: nel torneo internazionale di Risano, Simonetti, che difendeva i pali della Pro Gorizia opposta a una formazione slovena, in un’uscita bassa si prese una violenta scarpata in piena faccia. Perse conoscenza, il viso ridotto a una maschera di sangue, la corsa dell’ambulanza verso l’ospedale… Quando rinvenne, l’ulteriore choccante scoperta di non vederci: rimase cieco per cinque ore, tale era stata la gravità del trauma. Eppure Alberto non ha smesso, nè oggi si sente condizionato da quell’episodio. “La fortuna – svela – è che non ricordo il momento dell’impatto, l’episodio non ha generato e neppure lasciato blocchi mentali. Sarà anche perchè, decidendo di fare il portiere, avevo già messo in conto qualche rischio. Perchè ho continuato? Non volevo buttare via anni di sacrifici”.
E ne ha fatti Alberto, con una caparbietà ammirevole, fin da ragazzino. Cresciuto nel Condor di Azzano Decimo, dove risiede la famiglia, a 12 anni fu al centro dell’interesse di tre club veneti, Venezia, Padova e Treviso. Scelse Venezia per ragioni logistiche: ci andava in treno, quattro volte alla settimana per allenarsi, studiando e facendo i compiti durante il tragitto. Tre stagioni in neroverde, fino ai giovanissimi nazionali, e poi nell’estate del 2001 il passaggio all’Udinese sotto le cure del bravo Attilio De Mattia e avendo come riferimento Morgan De Sanctis, il “re” dell’uno contro uno, specialità anche del nostro Alberto. Simonetti pareva destinato a difendere la porta degli allievi nazionali, ma l’appena arrivato Zavettieri – come abbiamo ricordato all’inizio – decise altrimenti: “Non ha carattere”. Lo mandarono in prestito al Conegliano (a 17 anni il debutto in serie D), poi si fece di nuovo avanti il Venezia per riaverlo. Fu a quel punto che papà Dino si stufò. “Decisi di rilevare io il cartellino di Alberto. Fu un bene, ma anche un male nel senso che un giocatore diciamo indipendente esce dal giro, le società non hanno più interesse a valorizzarlo non essendo più loro patrimonio”.
Simonetti non ha avuto remore a ripartire dai dilettanti: una stagione (2006-2007) all’Azzanese condizionata da una persistente borsite, la successiva a Gorizia come secondo del drago Dapas. Ma Alberto voleva una porta tutta sua e quest’estate ha detto s» al Capriva. Se desiderava mettersi in mostra, Simonetti non poteva scegliere squadra “migliore”: ultima in classifica, gli avversari che bombardano, Alberto che prova a limitare i danni, risultando quasi sempre il migliore dei suoi. “Ma non siamo scarsi – puntualizza Simonetti -. La verità è che stiamo pagando una brutta partenza, anche sfortunata. Non guardiamo la classifica e andiamo avanti, mica è detta l’ultima parola”.
Sta bene a Capriva, Simonetti: “Non mi sento affatto sminuito, per me sono preminenti gli aspetti umani e di rapporto”. Ma a 20 anni lo fa ancora un pensierino a tornare da dove era partito, al mondo dei pro? “Non è un assillo. Devo solo pensare a far bene, con umiltà e credendo in me stesso, per conquistarmi una nuova occasione. E allora dovrò farmi trovare pronto”.