Cucinotta: davvero strano lo stop imposto a Pellizotti

Ciclo di studi universitari completato per Claudio Cucinotta. Egli ha appena ha appena conseguito la laurea specialistica in Scienze dello sport, andata ad aggiungersi a quella di Scienze motorie risalente a cinque anni fa. Futuro dunque garantito per il ciclista di Muzzana del Turgnano, classe 1982.

Può così meglio dedicarsi al presente che lo vede, per la quinta consecutiva stagione, impegnato fra i Professionisti.Da 16 al 23 maggio gareggia nel Giro del Giappone. Sono sette tappe alle quali partecipa con la sua squadra: la De Rosa Stac Plastic. Sarà l’elemento di punta per le volate quotidiane. Invece il suo compagno Cristiano Salerno mirerà ad una posizione di vertice nella classifica generale finale. – Cucinotta, voi così lontano mentre è in pieno svolgimento il 93. Giro d’Italia. “Non siamo stati invitati. La De Rosa ha solo licenza Professional Continental, non Pro Tour che riunisce i club di elite”. – Giro che, alla vigilia, ha registrato il caso con protagonista Franco Pellizotti: gli è stata rifiutata la partecipazione per anomalie riscontrate negli esami clinici ai quali era stato sottoposto. La sua idea in proposito. “Storia strana. Si tratta dei risultati di test risalenti a quasi un anno fa. Difficile dare un giudizio, E credere a quello che viene fuori, non è facile”. – Pellizzotti sarebbe stato tradito dal cosiddetto “passaporto biologico”: personale carta di identità dei valori clinici di un ciclistica. Ivano Fanini, manager della Amore e Vita da tempo impegnato nella sua lotta antidoping, dice che non serve. Invece Gianni Bugno, due volte campione del mondo, lo ritiene valido. “Probabilmente la verità sta nl mezzo. E’utile in quanto consente il sistematico monitoraggio del valori ematici, in maniera di capire se ci sono variazioni da parte di chi ha barato. Bisogna però stabilire bene i parametri oltre i quali considerare che siano sostanze dopanti a determinare eventuali varizioni. O invece esse non siano di carattere fisiologico”. – Certamente che il fenomeno del doping continua a mortificare il ciclismo e la sua credibilità. “Difficile da debellare. Ma, almeno dal mio punto di vista, lo avverto in netto calo. Mi accorgo che in corsa c’è molta più fatica di qualche anno fa. Si vede gente veramente stanca. O forse sono io che, dopo cinque anni di professionismo, vado più forte”. – Unione ciclistica internazionale attraverso l’agenzia della Wada, Ministero della Salute, Coni e chi altro ancora, tutti in lotta al doping ma in ordine sparso. Perché manca un coordinamento che invece determinerebbe una azione più efficace? “Si vede che “a livello politico” non è facile mettersi d’accordo. Enorme è anche il business antidoping. Basta pensare che le società, pagano 7600 euro per il “passaporto biologico” di ciascun loro tesserato. E, in media, ne hanno venti ciascuna”. – Qualche suggerimento in proposito dal dottor Claudio Cucinotta? “Sovente, colpevoli di dopare gli atleti risultano medici sportivi che non hanno conoscenze specifiche per quanto riguarda le metodologie di allenamento. Cosicché, se le prestazioni non migliorano, propinano ai loro assistiti sostanze proibite. Penso che una soluzione, sia pure parziale, potrebbe essere la creazione da parte della Federazione ciclistica italiana di un albo di preparatori atletici qualificati, meglio se laureati in specialità come Scienze motorie e dello sport