Recensione: “Milena” di Jorge Zepeda Patterson

libro milena“Milena”, secondo lavoro di Jorge Zepeda Patterson è un vigoroso romanzo d’azione, che denuncia gli abusi di potere e la corruzione presenti in Messico, così come in altri Paesi del centro America; ma soprattutto ci mostra l’anima aperta di una donna umiliata, schiava di un mondo sempre più globalizzato, in cui la sua bellezza è anche la sua rovina.

Costretta alla schiavitù sessuale fin dall’adolescenza, Milena cerca di fuggire quando il suo protettore, un magnate dei media, muore per un infarto. Nella fuga straziante il suo destino incrocia quello degli azules, un trio formato dal giornalista Thomas Arizmendi, dalla senatrice Amelia Navarro e dall’esperto di sicurezza Jaime Lemus. Questi vogliono liberarla, ma non sanno che Milena mantiene cautamente un mistero spinoso nel suo piccolo diario, un mistero che rappresenta la sua salvezza, ma anche la sua vendetta.

Partiamo dai difetti: a tratti la narrazione risulta un po’ forzata, con dialoghi dal sapore hollywoodiano, e la caratterizzazione di alcuni personaggi quasi surreale. Risulta infatti difficile dare un’età precisa ai giovani hacker che collaborano alla liberazione di Milena: se infatti per competenze professionali e modo di parlare si potrebbero collocare nell’età adulta, la loro incapacità di mantenere un minimo di contegno nei confronti dell’altro sesso fa pensare piuttosto a teenagers in piena estasi ormonale.

Detto ciò, va da sé che i pregi superano di gran lunga i difetti: si tratta di un thriller che di fantasioso ha ben poco. Per quanto brutta possa essere la sua rappresentazione, la sensazione è che certe cose nella realtà avvengano proprio con quelle modalità. C’è una forte critica sociale: la premessa di base è la corruzione su cui si fonda l’establishment centroamericano. Leggere questo libro fa pensare a quanto sia facile rendersi apatici davanti ad aberrazioni di questo tipo, pane quotidiano in Paesi nemmeno troppo distanti da noi.

Ciò che realmente spicca in questo romanzo non è tanto la detective story, quanto la rappresentazione di come certi meccanismi siano ben oliati, e di come la politica e le istituzioni siano ben contente di chiudere entrambi gli occhi davanti a certi orrori, purchè da essi ne derivi l’accrescimento economico personale.