Le spalle di Totò

“La bottega dei Pozzo è estremamente cara. Loro si ritengono i più bravi in Italia a vendere giocatori e poi rimanere ad alto livello”. Nella dichiarazione del presidente napoletano Aurelio De Laurentiis va tutto bene, tranne due paroline che nascondono una punta, se non di astio, almeno di fastidio, tipico di chi non riesce, forse per una forma strisciante di invidia, a riconoscere i meriti e le capacità altrui. A stonare è quel “si ritengono”, che andrebbe sostituito da “sono i più bravi” eccetera eccetera.
Sono i più bravi, i Pozzo, inventori della fabbrica dei campioni che nessuno in Italia è riuscito a replicare, e come tali poco amati soprattutto dai potentati storici del calcio italiano, costretti a scendere a patti con la dirigenza friulana sia che si tratti di mercato, sia di dividere in Lega la torta dei proventi tv. E adesso che entrambi i fronti stanno bollendo in contemporanea, si può capire che i “nostri” diano un certo fastidio.
E chissenefrega! L’Udinese va per la sua strada nella quale far confluire due esigenze, quella di vendere bene ciò che si è deciso di vendere, e quella di allestire una squadra che si difenda con onore in Champions. Ormai è assodato che saranno tre i giocatori che lasceranno il Friuli, cioè Inler, Sanchez e Zapata. E la loro destinazione dipende dall’offerta economica non meno che dalle contropartite tecniche che dovranno essere funzionali al progetto della nuova squadra, un progetto che è già sulla carta, con tanto di varianti a seconda degli sviluppi possibili.
Dicevamo la scorsa settimana che il vero problema sarà la sostituzione di Sanchez, giocatore unico e irripetibile che teneva assieme tutti gli equilibri. Uno che almeno gli si avvicini non esiste, per cui sarà giocoforza ricalibrare l’assetto offensivo che inevitabilmente avrà ancora come punto di riferimento Di Natale: con la forza dei numeri (28 gol) sarà ancora lui l’attaccante centrale, per cui è da escludere l’arrivo di un centravanti classico che relegherebbe Totò in ruoli defilati o sgraditi. Come alternativa tattica, resterebbe pur sempre Denis, atteso a riscattare una stagione grigia, condizionata dal noto infortunio. Rimane da vedere con chi affiancare Totò facendo salvi i presupposti di avere giocatori da Udinese, quindi giovani e di qualità, nonchè affidabili.
L’idea di partenza potrebbe essere quella di un leggero cambiamento del modulo passando dal 3-5-2 a un 3-4-3 mobile e intercambiabile. E qui entra in ballo Sanchez, attorno al quale si stanno agitando da matti Inter, Juventus, Barcellona e Manchester City. Il portento cileno ha detto di gradire una destinazione italiana, ma la dichiarazione suona tanto come atto di cortesia, sul tipo dell’amore dichiarato al calcio inglese. In sostanza, Sanchez non ha preferenze tali da impuntarsi davanti a qualsiasi soluzione che soddisfi le ambizioni personali (di carriera ed economico) e il tornaconto dell’Udinese che l’ha valorizzato e che continua a ringraziare.
A meno di rilanci clamorosi, la sta spuntando il Barcellona perchè ha tutto, soldi e contropartite tecniche di assoluta garanzia. Da settinane Sep Guardiola è in pressing sul presidente Sandro Rosell perchè concentri gli sforzi sul giocatore che, più di Pepito Rossi, potrebbe rendere ancora più inavvicinabile il suo stratosferico Barcellona, Alexis Sanchez appunto, uno che parla lo stesso linguaggio di Messi in fatto di velocità, di tecnica, di intuizioni e di fantasia sconfinata. E data la caratura e la personalità del Nino non c’è tema di rigetto, quella difficoltà di adattamento (più di compatibilità tecnica che ambientale) cui è andato incontro, per esempio, addirittura il cannoniere del Mondiale sudafricano, David Villa, prelevato lo scorso anno dal Valencia per 40 milioni di euro.
Il Barcellona, oltre al malloppo cash da concordare (valutazione non inferiore ai 40 milioni di euro), avrebbe qualcosa di prezioso e di garantito da dirottare in Friuli: Bojan Krkic, 21 anni, padre (ex calciatore) serbo e madre catalana, formatosi nella cantera blaugrana dall’età di 9 anni. Il ragazzo, attaccante moderno in grado di ricoprire con proprietà tutti i ruoli avanzati, è apparso più volte sulla scena internazionale, ma avendo davanti quella sfilza di fuoriclasse non può trovare un impiego stabile da titolare. Nulla di meglio dell’Udinese, con tanto di vetrina europea, in cui farsi valere con continuità anche nella prospettiva di un ritorno alla casa madre catalana.
E la seconda spalla di Totò? Ragionando sempre su parametri pozziani, uno come Stephan El Shaarawy ci starebbe benone da esterno avanzato. Parliamo di un diciannovenne (padre egiziano, mamma savonese) che ricorda Marcio Amoroso, veloce, tecnico, formidabile palla al piede. Sta finendo alla grande la stagione di serie B, giocata in prestito nel Padova di cui è diventato l’elemento di spicco. Il cartellino è di proprietà del Genoa, che sta parlando di lui anche con l’Inter. Il Genoa? Con Enrico Preziosi l’Udinese ha in piedi l’affare della comproprietà di Floro Flores, il quale vorrebbe rimanere coi grifoni, per cui nulla di più facile che sul piatto della trattativa spunti anche il nome di El Shaarawy. E Preziosi sa che, se si andasse a una compartecipazione, in nessun’altra piazza il ragazzo avrebbe la valorizzazione che garantisce il marchio Udinese.