Ubc-Cbu, botta e risposta

Luigi Colosetti controbatte alle teorie espresse da Mauro Rosso

di Edi Fabris
Ma Ubc e Cbu non fanno parte dello stesso pool? Un quesito che sorge spontaneo in chi conosce le cose di basket ad un’attenta lettura delle opinioni programmatiche proposte la scorsa settimana nella nostra rubrica “Pollice verde” da Mauro Rosso, responsabile tecnico dell’Ubc. “E’ preferibile lavorare per far crescere il singolo a discapito della squadra – si chiese l’allenatore udinese – oppure rischiare il risultato sportivo o la fuga del talento per permettere a molti di partecipare attivamente con soddisfazione?” Una domanda alla quale Rosso diede a seguire una risposta collegata alla linea seguita dal suo club: “La prima scelta è la più facile, ma noi abbiamo sempre utilizzato la seconda opzione”.
Chiamata indirettamente in causa, la Cbu, appunto consorella di pool della società del presidente Giorgio Graberi, dice al proposito la sua per bocca del responsabile tecnico Luigi Colosetti.
“Noi lavoriamo per far crescere i singoli – sottolinea – ma non certo a discapito della squadra. E poi il talento non si sviluppa senza il supporto del gruppo, è elementare. Mi viene da sorridere nel leggere certe argomentazioni, non lo nascondo, anche perchè sembrano figlie di una certa frustrazione nel rendersi conto che da tempo non si riesce ad esprimere un giocatore di alto livello che sia uno o ad approdare a finali nazionali, mentre dalle file della Cbu sono emersi negli ultimi anni i vari Antonutti, Ferrari, Dri, Maganza, Mian e Alibegovic, approdati alla serie A o alla Legadue, Avanzo e Daniotti, rispettivamente in B2 e in C1 e ultimamente il giovane Mazzilis, convocato in azzurro. E anche Fumolo è già nel mirino di alcuni importanti club.Sono convinto che anche l’Ubc, quando riuscirà a raggiungere determinati risultati di livello, finirà con l’allinearsi alla convinzione che attualmente giudica opposta e sarà orgogliosa dei propri risultati”.
– Cbu e Ubc fanno parte, insieme a Laipacco e Snaidero, dello stesso pool: appaiono compatibili dunque in tale ambito delle linee a volte fra loro diametralmente opposte?
“A differenza del Progetto Snaidero, dove le consociate facevano obbligatoriamente capo alla struttura di vertice, nel pool ognuno puo’ seguire la propria linea, scambiandosi comunque i giocatori, collaborando e cercando di favorire il club arancione. E in questo sta la bontà del progetto. Ciò non toglie che si possa anche giungere ad un certo tipo di critiche l’uno nei confronti dell’altro”.
– E’ dunque sbagliato credere che le maggiori cure rivolte ai ragazzi più dotati vadano a discapito del gruppo, provocando anche un senso di frustrazione negli esclusi?
“Non penso proprio e sono i fatti a dimostrarlo. E’ normale che chi ha più talento venga seguito meglio anche per il suo bene ma la squadra comunque ci guadagna, tant’è vero che la scorsa stagione abbiamo disputato, con Mian nei ranghi, le finali nazionali Under 17 a otto squadre a Barletta insieme ai grossi calibri del basket giovanile nazionale. E anche i singoli traggono vantaggio da un simile contesto. Si guardi ai nomi dei ragazzi che abbiamo lanciato negli ultimi anni per comprenderlo”.
– Cbu, dunque, società sempre ambita?
“Indubbiamente, anche noi veniamo cercati dalle famiglie dei ragazzi, segno evidente che la nostra politica non è poi cos» sbagliata come da qualche parte si vuol far credere. E’ inevitabile in qualsiasi società che si registrino talvolta malumori e frustrazioni da parte dei meno dotati, inutile nasconderlo. Ma la Cbu è sempre ambita perchè sa sviluppare talento, lanciando chi ne è più fornito nei club professionistici. E questo, ribadisco, non certo a discapito dei risultati delle squadre, anzi. Lo spirito di appartenenza dei nostri ragazzi, anche di quelli che meno godono dei favori mediatici, è sempre elevatissimo. E poi molti di essi, anche se non andranno in serie A, possono comunque godere del privilegio di giocare delle finali nazionali contro avversari fra i più blasonati”.