Che miseria: neanche fiato per fischiare!

allan udineseUn pomeriggio buttato via non fosse stato per tre momenti. Momento 1 – “Viva l’Italia”: l’urlo del solitario della tribuna va dritto al cuore, colpisce nel profondo, nel minuto di silenzio iniziale con cui anche lo sport ha ricordato i milioni di morti in quell’immane macello che fu la grande guerra.

Momento 2 – Viva Allan. Mentre gli altri a fine partita fanno solo finta di andare a salutare i tifosi, fermandosi a debita distanza per timore di contestazioni; mentre l’imbelle Guilherme, protagonista di una sciocca espulsione, già da un quarto d’ora si sta crogiolando sotto la doccia; mentre accade tutto ciò un uomo solo raggiunge lo spicchio di tribuna dove sono assiepati i “nordisti”: si toglie maglia, parastinchi, calzettoni e persino le scarpe e lancia i suoi cimeli alla folla. Sono gli ultimi miei doni, addio Friuli… Un ragazzo in gamba Allan, uno che ha sempre dato il massimo di sé e perciò può presentarsi a testa alta dove vuole, anche sotto la curva più incazzata del mondo.

Momento 3 – Viva Scuffet. Ma prima gridiamo “viva Karnezis”, il gatto greco che con le sue parate è stato il vero salvatore della stagione bianconera (c’è lui sul podio accanto a Buffon, lo prenderà l’Inter se va via Handanovic). Simone Scuffet appare un anno dopo: il suo talento è intatto, addirittura più fragrante per come si oppone due volte da campione a Zaza, tra i pali e in uscita. Nessuna timidezza, nessuna ruggine. Di nuovo c’è la posizione di attesa, molto fuori dai pali, da libero aggiunto, come insegna il grande Manuel Neuer.

Il resto? All’Udinese che piagnucola per la traversa di Danilo, per un colpo di Totò sventato sulla linea da Cannavaro, per un mani in area di Peluso, per un paio di iniziative non portate a buon fine dal giovane Perica, il Sassuolo risponde con la concretezza di una squadra vera, tra l’altro per dieci undicesimi italiana: squadra vera per gioco, per soluzioni, per temperamento. Armonia collettiva opposta all’estemporaneità del singolo, ai passaggetti inconcludenti, alla lentezza di chi non sa dove andare a parare.

Alla fine qualche fischio, ma neanche tanti, come la gente badasse a non sprecare fiato per tanta scarsezza. Non basterà il bellissimo stadio che si sta materializzando, caro paron Pozzo, per riaccendere interesse e amore attorno all’Udinese. E poi siamo sicuri che Stramaccioni sia l’uomo giusto, il tecnico e maestro d’esperienza che serve per ricostruire e istruire una squadra come si deve? Con Guidolin (ancora a libro paga) alle spalle come direttore tecnico, ci sentiremmo più tranquilli. (Cibis)

UDINESE-SASSUOLO 0-1 (0-0) (nella ripresa, al 25′ Magnanelli).
UDINESE (4-3-1-2): Karnezis 6 (dal 29′ Scuffet 7); Widmer 5,5, Danilo 6, Bubnjic 6, Piris 6,5; Badu 5 (32′ st Fernandes), Allan 6, Guilherme 5; Kone 5; Thereau 5, Perica 5,5 (1′ st Di Natale 5,5).

Allenatore Stramaccioni: 5.
SASSUOLO (4-3-3): Consigli 6,5; Fontanesi 6, Cannavaro 6,5, Acerbi 6,5, Peluso 5,5; Chibsah 6,5 (40′ st Taider), Magnanelli 7 (40′ st Floccari), Biondini 6; Berardi, Zaza, Floro Flores (32′ st Sansone).

Allenatore Di Francesco: 7.