L’intervista – Bertotto: “Buona squadra tra le mani di Gotti, ma manca l’anima italiana”

L’ex capitano dell’Udinese, tecnico esonerato dall’Ascoli, attende ora nuove proposte

Valerio Bertotto, un volto conosciuto di passaggio tra la gente in una piazza San Giacomo, a Udine, inondata di sole. Esonerato dall’Ascoli dopo pochi mesi, il capitano dell’Udinese dei giorni belli di qualche anno fa non se la prende  eccessivamente a cuore, esprimendo un giudizio severo sul club marchigiano dal quale si è staccato senza rimpianti: “L’Ascoli è una società storica e importante del calcio italiano – analizza – ma attualmente è gestito da una dirigenza dalle idee poco chiare. Mi aveva voluto il presidente, mentre altri dirigenti puntavano su un nome diverso. Poi mi hanno affidato un organico non scelto insieme a me e non funzionale alla mia idea di gioco, comunque stavamo a galla nel non facile campionato di serie B. Mi esonerarono quando in classifica eravamo al di fuori della zona retrocessione, affidando la squadra a Delio Rossi, con la situazione a non migliorare, anzi. Chissà cosa si aspettavano”.

Contratto di due anni con l’Ascoli ma l’ex capitano bianconero, dovesse presentarglisi una nuova occasione, non esiterebbe a rescinderlo: “Non ho intenzione di rimanere fermo, le offerte non mi mancano”.

Sulla sua vecchia società, l’Udinese, esprime poi un giudizio diviso a metà: “Gotti ha tra le mani una buona squadra, solo priva del finalizzatore. Ma non avverto tra i tifosi l’affetto che sentivano per noi e questo è un segnale non positivo. Troppi stranieri, si dice, manca l’anima italiana nella squadra, quella che la gente sentiva propria ai tempi miei, di Calori, Poggi e poi Di Natale e altri. Comprensibili le ragioni societarie del business ma se si vogliono tenere vicini i tifosi bisogna pensare anche a questo”. (E.F.)