Berra: “Che orgoglio indossare la maglia Azzurra!”

Filippo Berra
Filippo Berra

Il fascino della maglia azzurra è sempre inalterato e anche Filippo Berra, diciottenne esterno difensivo della Primavera dell’Udinese, ne è rimasto ammaliato dopo averla indossata per la prima volta lo scorso 6 settembre a Francavilla al Mare contro l’Under 19 bulgara. «Quando il mio allenatore all’Udinese, Mattiussi, prima di un allenamento, mi ha detto di portare le paste pensavo scherzasse – sorride il giovane cividalese, studente dell’ultimo anno del liceo scientifico della città ducale -, ma quando il ds Giarretta mi ha comunicato ufficialmente la convocazione in nazionale ho capito che il mio sogno si era realizzato. Quella notte, comunque, ho dormito!».

Il racconto di quel primo raduno azzurro è poi avvolto in un’aura quasi romantica, denso com’è di emozioni indimenticabili: «Con il treno ho raggiunto Pescara, poi con un pulmino siamo stati portati nella non lontana Francavilla al Mare, dove avremmo giocato contro i pari età della Bulgaria. Dagli schemi provati in allenamento ho capito che il mister Alessandro Pane mi avrebbe fatto giocare sin dall’inizio e così è stato. E entrando in campo mi sono chiesto: sarò all’altezza della situazione? L’aver imparato a gestire le mie emozioni mi ha però aiutato in questo e mi sono detto: ormai ci sono. Ed è andata bene. Abbiamo vinto 1-0 ed io ho giocato una settantina di minuti, prima dei normali avvicendamenti».

Tutto più liscio a livello emozionale, invece, nell’amichevole di qualche giorno dopo ad Alphen, in Olanda, contro gli orange: «Gli olandesi hanno tecnica, corsa e cambi di gioco ed è stata indubbiamente più difficile per noi rispetto alla gara con la Bulgaria. Ma abbiamo fatto 1-1, un ottimo risultato. Pane ci fa giocare con il 4-4-2 mentre all’Udinese siamo impostati con il 3-5-1-1, sistema di gioco che mi è più congeniale e con il quale mi diverto anche di più, visto che mi permette di sganciarmi più spesso sulla fascia. Ma ci si adatta…».

La quotidianità di Filippo è comunque all’Udinese, dov’è approdato nel 2006 dopo gli inizi nel Moimacco. Un’escalation, la sua, culminata lo scorso anno con la convocazione nella rosa di prima squadra da parte di Francesco Guidolin, tecnico dal quale il giovane difensore ammette di aver ricevuto preziosi insegnamenti: «Il mister non dà confidenza ma durante gli allenamenti impartisce consigli utilissimi, e anche alcuni “senatori” lo fanno con noi giovani».

Intanto si gode pure la soddisfazione di essere stato inserito nel libro “La giovane Italia”, dove a pagina 131 si dice di lui che ricorda nel gioco lo juventino Lichtsteiner e dove accanto alla scheda tecnica contenente pregi e difetti il suo allenatore bianconero, Luca Mattiussi, lo definisce come un classico ragazzo friulano umile, di poche parole e gran lavoratore, caratteristiche universalmente molto apprezzate.

E ragazzo dalle idee chiare, aggiungiamo noi, visto che Filippo, che quest’anno sosterrà l’esame di maturità, dipinge già a pennellate nitide le proprie aspettative per il futuro: «All’università vorrei iscrivermi a Fisioterapia, creandomi le basi per il mio lavoro di domani. Per quanto riguarda il calcio, ovviamente mi auguro di rimanere all’Udinese ma se il prossimo anno, quando non sarò più in età-Primavera, dovessi essere mandato a farmi le ossa altrove non esiterei ovviamente a mettermi in viaggio». (Edi Fabris)