L'ATOMICA DI POZZO

Il 4-3-3 di Marino affidato a Zac e Spalletti. Bierhoff-Amoroso-Di Natale: attacco da 151 gol

E’ opinione abbastanza condivisa che quella di oggi sia l’Udinese con la più alta qualità media tra quelle dell’era Pozzo, superiore addirittura allo squadrone che crebbe tra le mani di Zaccheroni fino alle prime conquiste europee. Parliamo di valore medio di squadra, non di individualità in senso assoluto: quelle le troviamo variamente distribuite nelle 23 stagioni di Giampaolo Pozzo, a partire dalla prima, datata 1986, l’annata con l’andicap del meno 9 di partenza, in cui difesero i colori bianconeri giganti come Galparoli, Graziani, l’ultimo Edinho, persino Fulvio Collovati.

E allora, riesumando volti e nomi, ci è venuta voglia di giocare, di comporre un puzzle che vada a formare – schierata col 4-3-3 modulo caro a Pasquale Marino – la Nazionale bianconera, da affidare a una coppia di Ct, Alberto Zaccheroni e Luciano Spalletti, i tecnici che più hanno inciso nella storia recente dell’Udinese. Uno squadrone, la “bomba atomica” di paron Pozzo, con la quale andare tranquillamente ad abbassare la cresta a Mourinho e a sfidare il Manchester di sir Ferguson. Una squadra di grandi giocatori, i migliori nei loro ruoli e pure funzionali a un disegno generale di equilibrio, necessario a sostenere un tridente da sogno formato da Bierhoff, Amoroso e Di Natale, il solo con Felipe a rappresentare l’Udinese di oggi. PORTIERE – La scelta cade su Morgan De Sanctis, in forza ai turchi del Galatasaray e tutt’ora nel giro azzurro. La personalità, la bravura nelle uscite e sopratutto l’esperienza ce l’hanno fatto preferire ad Handanovic, che però potenzialmente è destinato in futuro a inserirsi tra i grandi del ruolo a livello mondiale. In lizza per la nomination c’erano anche Gigi Turci e il povero Giuliani. DIFESA – Nessuno come Thomas Helveg nel ruolo di esterno destro per la capacita di difendere e di proporsi sulla fascia, che percorreva fino in fondo almeno una decina di volte a partita. Davvero completo il danese, che ha vinto la sfida con Dino Galparoli e Valerio Bertotto, decisamente più difensori. Sulla corsia opposta abbiamo dato la maglia al ceco Marek Jankulovski, ora al Milan, che per sfumature (tira le punizioni, qualche gol stagionale… ) ha avuto la meglio sul potente Andrea Dossena (Liverpool) e su Lukovic. La regia difensiva non poteva che essere affidata a Nestor Sensini, giocatore di statura mondiale per spessore tecnico e umano. Gli abbiamo messo a fianco Felipe, un difensore di classe, abile nella battuta e negli inserimenti: gioca in A da sette stagioni, e ha soltanto 24 anni! Per i ruoli di centrali difensivi vanno in panchina personaggi storici come il brasiliano Edinho e Calori, nonchè Zapata (impiegato sulla fascia rende la metà ) e Domizzi. CENTROCAMPO – La bacchetta di direttore d’orchestra spetta a David Pizarro, il trequartista trasformato in regista proprio a Udine da Spalletti. Recalcitrava, ma una volta convinto sulla necessità della trasformazione il piccolo cileno si è calato nella parte diventando un finissimo interprete del ruolo per personalità, visione di gioco, rapidità di pensiero e di azione, facilità di calcio a lunga gittata. La stessa parabola sta percorrendola ora Gaetano D’Agostino, con superiori contributi atletici: Lippi gli ha fatto annusare l’azzurro, il dopo-Pirlo sarà nelle sue mani. Il terzo candidato era Francesco Dell’Anno, il regista dell’Udinese primi anni Novanta: classe immensa, ma dinamismo relativo, che l’avrebbe penalizzato nel calcio-flipper di oggi. Pizarro, dunque, con a fianco due mastinacci terribili a mordere in mediana: Giuliano Giannichedda, l’inarrivale rubapalloni dell’era Zac, e Sulley Muntari, il corridore e interditore inesauribile delle prime stagioni bianconere (Spalletti lo fece debuttare a 17 anni nel 2002), non quello che poi – innamoratosi, corrisposto, di miss Ghana – divenne intrattabile, di difficile gestione sul campo e fuori, salvo calmarsi una volta raggiunta l’amata in Inghilterra. Ora è pane per Mourinho: a 24 anni, Muntari si è stabilizzato anche emotivamente, riesce meglio a dominare la natura esuberante, ha ripreso a scalare valori che ne faranno uno dei punti fermi dell’Inter per tanti anni ancora. Nel settore mediano il “parco riserve” offre rimpiazzi di sicuro pregio: Gokhan Inler, il mitico Fabio Rossitto e Kwadwo Asamoah, l’astro nascente, sintesi tra la potenza di Muntari e la classe di un altro predecessore ghanese in bianconero, Stephen Appiah, di cui si sono perse le tracce. ATTACCO – Qui mettiamo in campo 151 gol, quelli che hanno segnato in maglia bianconera Oliver Bierhoff (58), capocannoniere nella stagione ’97-’98 con 28 marcature; Marcio Amoroso (38), re dei bomber l’anno dopo con 22 centri davanti a Batistuta; e Antonio Di Natale, con 55 reti di cui 12 (ovviamente migliorabili) nel campionato in corso. Una batteria di cannoni impressionante, ma sopratutto un terzetto che si integra e si completa lungo le mille strade che portano al gol. Ecco, allora, la potenza, la presenza fisica, l’intelligenza, il tempismo e l’insuperabile abilità nel gioco aereo del centravanti tedesco tutto concretezza. Ecco la classe, l’astuzia, la rapidità di Amoroso, rapinoso nei 16 metri e letale se lanciato negli spazi in contropiede. Ecco la fantasia senza limiti di Totò Di Natale, interprete di un calcio fuori schema e perciò senza antidoti. Di grande valore anche i “panchinari”: Abel Balbo e Carnevale come punte centrali; Martin Jorgensen, Paolo Poggi, Vincenzo Iaquinta e Fabio Quagliarella da distribuire sul fronte offensivo a seconda delle necessità. SOGNO – La realtà chiama fuori dal sogno, quasi con brutalità scompagina il nostro puzzle: non la vedremo mai quella squadra atomica. Ci vorrebbe un mago o un impresario speciale per metterla assieme, per farci vedere anche per pochi attimi quei campioni sia pure incanutiti: magari fra 33 anni accadrà , come regalo a sorpresa per il centesimo compleanno del paron.