Via Floro Flores, il nostro ciclone mancato

C’è talento e talento: fortunato chi ce l’ha e può esprimerlo allo stato puro senza condizionamenti (pensiamo agli artisti), mentre è decisamente più complicato farlo emergere quando devi armonizzarlo in un contesto di altri “attori”

e sopratutto esprimerlo avendo davanti satanassi che fanno di tutto per spegnertelo. In quest’ultimo caso, riferito agli sport di squadra e di contatto, il talento non può essere una cosa sola, è la somma di più componenti che intervengono a supportare la dote principale. Se parliamo di calcio, non basta la cifra tecnica se difettano fisicità, personalità, coraggio, capacità  di soffrire, voglia di arrivare.
Il discorsetto ci porta dritti ad Antonio Floro Flores, al quale l’Udinese ha rinunciato cedendolo al Genoa in prestito con diritto di riscato: un milione subito per l’affitto, altri 5 milioni nelle casse bianconere se Preziosi vorrà rilevarne la comproprietà a giugno. E vada pure al diavolo la Juve, che sembrava in pole position, alla quale non è riuscito il solito giochetto di ingolosire il giocatore e poi tirare al ribasso con la società.
Che Floro se ne vada suona come una sentenza, posto che se uno non sfonda a Udine vuol dire che non lo farà da nessun’altra parte, resterà nella mediocrità. Tutti sconfitti, per primo lo stesso Floro, baciato dal talento pallonaro (tecnica, potenza, anche fantasia… ) e però monco di personalità e carattere. Eredità forse di una gioventù in discesa, tra agi e coccole che circondavano un ragazzo debuttante in serie A, nel Napoli, a 17 anni. Bravo, bravissimo, fin quando non gli è stato chiesto di più, il salto di qualità per diventare a 26 anni un attaccante di prima fascia.
L’Udinese ha atteso tre anni e mezzo nella speranza di vederlo irrompere come un ciclone nelle aree di rigore; lui ci ha provato ma – per dirla alla don Abbondio – se uno il coraggio non ce l’ha non può darselo.
Guidolin l’ha salutato con parole affettuose: “Un buon giocatore e un bravo ragazzo”. Ma non basta all’Udinese, che per le sue rotazioni deve dare spazio a giovani affamati di gloria e di quattrini futuri. Avevano scommesso ancora su di lui, tanto è vero che nelle prime sei di campionato il titolare era Floro più di Sanchez: niente di nuovo. Allora Guidolin l’aveva tenuto un po’ in compressione, confidando in una reazione che, se c’è stata, non s’è vista. Quindi l’oblio, nelle ultime tre gare neppure la panca.
Bilancio udinese: 22 gol (3 nel presente campionato) in 114 presenze distribuite in tre stagioni e mezza. Ora la Genova del Grifone, popolata di tifosi passionali e impietosi con i pusillanimi. Chissà che non serva proprio la terapia d’urto di Marassi per far spuntare il pelo sullo stomaco al bell’Antonio. (i.c.)