Biscotto servito da Francia e Romania, l’Italia è fuori

Francia e Romania hanno pareggiato 0-0 come da copione e se ne vanno a braccetto in semifinale (@Getty/Uefa)

di Matteo Contessa

Come volevasi dimostrare, Francia e Romania non si fanno male e se ne vanno a braccetto in semifinale. L’Italia, com’era scontato, esce dal torneo non superando neppure il girone eliminatorio. Le semifinali di giovedì prossimo saranno dunque Spagna-Francia, alle 18 a Bologna e Germania-Romania alle 21 a Reggio Emilia. Il pareggio poteva far comodo a Cesena e pareggio è stato. Le due squadre si sono date un po’ di battaglia nel primo tempo e nella ripresa hanno abbassato i ritmi. Sgombriamo il campo subito: a nostro avviso il cosiddetto biscotto non ha niente di scandaloso e anzi è perfino legittimo. Qui si gioca per vincere un titolo europeo e per ottenere il pass alle Olimpiadi del prossimo anno a Tokyo, non per una singola partita. Francia e Romania, vincendo le due partite precedenti, si sono messe nelle condizioni di arrivare insieme in semifinale e conquistare subito la qualificazione olimpica: perchè rischiare di perdere tutto cercando una vittoria inutile? Se qualcun altro (l’Italia) viene danneggiato dal pareggio sono fatti suoi, non è stato in grado di conquistare la qualificazione esclusivamente per demeriti propri. Perchè bisognava mettere a rischio il proprio destino per aiutarla? Lo sport è questo: si gioca per vincere, ma qualche volta è legittimo anche fare calcoli ed essere opportunisti. Così è stato. Amen.

Va detto comunque che, per quanto si è visto, il verdetto del campo non fa una piega. Arrivano in semifinale le quattro che più hanno meritato. Germania, Spagna e Francia erano già indicate dai pronostici in qualità di un livello superiore, la Romania è stata la classica sorpresa che ogni manifestazione riserva. Ma ha incantato tutti con i piedi buoni che ha mostrato (uno su tutti, il figlio d’arte Hagi) e con la capacità di giocare veloce ed essere micidiale in zona gol. Del resto segnare 4 gol alla Croazia ed altrettanti all’Inghilterra non è un caso, ma il frutto di un gioco spumeggiante e ben definito. Vedremo due belle semifinali, giovedì.

Le delusioni, per contro, sono state l’Inghilterra, il Belgio, la Serbia e naturalmente l’Italia. Tutte naturalmente uscite di scena già nei gironi eliminatori. Per quanto riguarda gli azzurri, è vero che la rosa era molto forte e probabilmente avrebbe potuto essere al posto della Romania. Ma le ottime individualità non sono mai diventate collettivo, si giocava di spunti individuali e mai di organizzazione di squadra. Non che la cosa sia stata sorprendente, nell’ambiente italiano l’ottimismo era dovuto, solo di facciata. Nella realtà già nello scorso novembre, nel giorno del sorteggio dei gironi di questa fase finale, la battuta che girava con maggior frequenza mentre venivano estratte le palline con i nomi delle squadre era: “Sì, l’Italia sarebbe un’ottima squadra se avesse un allenatore”. Come dire: con Di Biagio al timone, c’era poco da sperare. E così è stato. Negli ultimi due anni 13 partite giocate, ma solo tre vittorie, qualche pareggio e tante sconfitte. Una addirittura con una squadra di club di serie B, il Pescara, che a novembre 2017 aveva vinto per 2-1. Con un percorso del genere, c’era poco da essere fiduciosi.

Adesso Di Biagio, dopo aver avuto non una, ma tre occasioni consecutive in 6 anni e averle fallite tutte, è giunto al capolinea. C’erano due candidati già da qualche tempo per prenderne il posto, adesso se ne è aggiunto un terzo. Dopo Paolo Nicolato ed Alberigo Evani, infatti, nelle ultime ore è spuntato il nome di Daniele De Rossi, fresco di saluti alla Roma. Non ha mai annunciato di voler smettere di giocare, ma pare che qualcuno in ambito Figc gli abbia già insinuato la pulce nell’orecchio… Chi vivrà vedrà.