L’Italia si butta via, alla Polonia basta un tiro per batterla

Bielik si appresta ad effettuare il tiro del gol-vittoria della Polonia (Foto Getty/Uefa)

di Matteo Contessa

Una brutta, bruttissima Italia disfa tutto quello che aveva fatto contro la Spagna domenica scorsa e si fa battere dalla Polonia per 1-0, rimettendo in discussione la qualificazione alle semifinali. I polacchi, che sono l’anticalcio ma anche una squadra rocciosa ed estremamente concreta, si sono limitati a sfruttare l’unica occasione avuta, al 40′ del primo tempo con Bielik che al volo di sinistro ha infilato nell’angolino, e si trovano a sorpresa primi da soli nel girone A. Sono a un passo dalla qualificazione e potrebbero far fuori in un colpo solo Italia, Spagna e Belgio (quest’ultima già matematicamente eliminata dopo l’1-2 contro gli iberici).

Un’Italia assolutamente inconsistente, che ha tenuto la palla costantemente ma senza costruire niente. Soltanto movimento nel primo tempo, puntando tutto sul solo Chiesa, peraltro costantemente raddoppiato dai difensori avversari. Nemmeno quello nella ripresa, quando si è fatto torello da fermo, con Chiesa sparito dal gioco, nessuno che si movesse senza palla, nessuno che verticalizzasse o alzasse il ritmo. Di conseguenza è stata solo una ragnatela di fraseggi orizzontali.

La vittoria contro la Spagna aveva in qualche modo “coperto” le lacune endemiche di questa squadra da quando al timone c’è Di Biagio. Non esiste una regia a centrocampo (Mandragora è lento e non ha visione di gioco, Tonali deve ancora dimostrare tutto il bene che si dice di lui) sulle fasce non c’è qualità in fase di spinta, in difesa si balla. E di conseguenza anche l’attacco, forse il reparto migliore che abbiamo, o si affida alle iniziative personali oppure senza rifornimenti può fare quasi nulla. Così è stato anche contro la Polonia. Il Ct Michniewicz non ha dovuto preparare chissà quale partita. Gli è bastato schierare tutta la squadra nella sua metà campo a fare muro e basta. L’Italia ci ha sbattuto per 90′ minuti senza riuscire a scalfirlo.

Tre volte, in tutta la partita, sembrava potercela fare: a metà del primo tempo, quando Chiesa ha servito a Mandragora l’assist al bacio per un rigore in movimento che il capitano ha invece ciabattato malamente sul fondo. In avvio di ripresa, con un tiro al volo da sinistra dello stesso Chiesa che il portiere Grabara è stato bravissimo a deviare in angolo; e infine con Pellegrini che a un quarto d’ora dalla fine ha mandato sul palo un siluro terrificante che Grabara neppure aveva visto. E quando finalmente la palla era entrata, al 43′ del primo tempo con un tiro angolatissimo di Orsolini, la rete è stata annullata per fuorigioco. Stop, nient’altro. Solo una serie infinita di cross dalle fasce che i marcantoni polacchi quasi si divertivano a prendere di testa contro la Banda Bassotti azzurra (Cutrone, Chiesa e Orsolini nel primo tempo, Kean al posto di quest’ultimo nella ripresa ma tenuto all’ala e mai al centro in area, mah…). E anzi, al 64′ il centravanti Korwacki ha avuto anche l’occasione per darci un altro schiaffo, ma ci ha graziati telefonando a Meret un tiro debole e centrale da ottima posizione.

Adesso il destino dell’Italia non è più solo nelle sue mani. Sabato contro il Belgio a Reggio Emilia può fare solo una cosa: segnare tanti gol e sperare. E’ l’unica opzione rimasta.