Spagna prima, l’Italia spera nella differenza reti

Maglie appese in uno spogliatoio vuoto: quasi un segno di abbandono (Foto Getty/Uefa)

L’Italia batte 3-1 il Belgio, ma non basta per arrivare prima. Perchè la Spagna asfalta la Polonia per 5-0, quella Polonia che per gli azzurrini era stata un muro invalicabile, e se ne va in semifinale passandoci avanti. Il campo è un giudice severo, ma quasi sempre giusto. E allora, anche se fa male, bisogna riconoscere che è giusto così. Questa Spagna ha dimostrato di essere più forte di questa Italia, nonostante la vittoria di Chiesa e compagni nella partita d’esordio, e merita la qualificazione. E adesso l’Italia si aggrappa alla speranza di chiudere come miglior seconda e passare lo stesso, ma perchè ciò accada realisticamente ci sono due sole possibilità: che nel girone C la Francia giochi a vincere contro la Romania e la batta con almeno 3 gol di scarto e che, nel gruppo B, in caso di vittoria della Germania sull’Austria la Danimarca non batta la Serbia o la batta con non più di un gol di scarto. Solo in questo caso gli azzurri potrebbero essere i lucky loosers. Il verdetto lo sapremo solo lunedì sera, ma l’Italia resta aggrappata ad un filo molto tenue.

Sorvolando sul gioco che Di Biagio non ha mai saputo dare alla squadra (nelle ultime 13 partite giocate solo 3 vittorie, pochi pareggi e tante sconfitte) e che anche ieri sera è stato fin troppo evidente, da quello che si è visto finora in questa fase finale Germania, Spagna, Francia e anche Romania si sono dimostrate migliori e più competitive degli azzurri. E dunque sperare in un miracolo si può e non costa nulla, ma valutando con la ragione non si può essere ottimisti.

Ieri sera l’Italia doveva vincere con uno scarto largo contro il Belgio e la Spagna doveva vincere con uno scarto stretto con la Polonia. E’ successo l’esatto contrario: goleada della Spagna e solo +2 degli azzurri, capaci di subire nella ripresa il gol che ha ucciso ogni residua speranza di differenza reti plausibile. Cinque minuti iniziali di fiammata e poi è iniziato il solito tran-tran, con un gioco assolutamente prevedibile fatto di una ragnatela di passaggi inutili a centrocampo e poi lanci lunghi in area oppure cross dalle fasce. In un caso e nell’altro, come era accaduto contro la Polonia, le nostre piccole punte sono state regolarmente sovrastate e anticipate dai difensori belgi senza riuscire mai a vedere uno straccio di pallone. Chiesa, raddoppiato da subito dagli avversari, è stato fuori dal match per tutto il primo tempo e quando ci stavamo ormai incartando nella depressione è arrivato al 44′  il gol di Barella dopo un doppio tentativo da una decina di metri: il primo rasoterra di destro è stato respinto dal portiere, il secondo di sinistro si è insaccato nell’angolo lontano.

A quel punto, con la Spagna già sul 3-0 a Bologna e quindi prima, l’Italia ha impostato la ripresa sulla ricerca dei gol per irrobustire la differenza reti in proiezione miglior seconda. In realtà poco è cambiato rispetto al primo tempo, anche se all’8′ su cross da sinistra Cutrone di testa ha segnato il 2-0. Anzi, al 79′ il Belgio ha accorciato le distante con un gran destro di Verschaeren che ha mandato a picco le speranze azzurre. Dopo un palo pieno colpito da Mancini di testa su calcio d’angolo, al 90′ Chiesa ha comunque sparato l’ultimo razzo con un bel destro a giro all’incrocio dei pali dal limite dell’area, riportandoci a +3 nel saldo dei gol.

A Bologna, invece, la Spagna ha dimostrato come più che grande la Polonia eravamo stati piccoli e incapaci noi mercoledì scorso. Gli iberici hanno impiegato 17 minuti per aprire la breccia con Fornals e al 39′ erano già saliti al primo posto con gli altri centri di Oyarzabal e Fabian Ruiz. Con la Polonia crollata mentalmente, nella ripresa Ceballos e Mayoral l’hanno definitivamente affondata, segno di una mentalità e una qualità di gioco di tutt’altra levatura rispetto all’Italia.