Cartoline da Wimbledon

Le junior della Grande Madre Russia
La calata delle russe sui campi dell’All England Lawn Tennis & Croquet Club (tradizione anche nel ultra centenario nome) è impressionante per numerosità, età e qualità delle giocatrici. Sono ben sei le ragazze presenti nel tabellone principale (l’Italia può vantare l’esordio lampo della sola Beatrice Torelli), tre di loro raggiungono i quarti, esprimendo un età media di quindici anni e due monopolizzano la gara clou sul campo numero uno.

E’ la graziosa Sofya Zhuk, corpo slanciato da modella e rovescio bimane incrociato che incide l’erba, a sconfiggere nell’accesa finale la concittadina Anna Blinkova, sedicenne caparbia, capace di annientare, in un match da brivido la celebrata speranza yankee, la colored Tornado Alice Black, al suo terzo ed ultimo tentativo sui campi di Church Road. Non proprio una sconosciuta l’ancora quindicenne moscovita Zhuk che vanta già un 10mila in Kazakistan ed alcune gare significative Itf nello Yucatan e a Praga. Sicuramente la permanenza belga nell’Academy di Justine Henin provvederà a far maturare il frutto della continuità, visto che la ragazza dai grandi mezzi vuole bruciare i tempi per lasciare il balcone delle top 800, ma è ancora troppo incostante nel rendimento e nella solidità mentale, come può testimoniare la sua bestia nera, l’azzurrina Jessica Pieri, che le ha inibito le scorribande nello Stivale.

Ma l’impresa più eclatante di questi campionati è quella della precoce russa del Volga, Anastasia Potapova, 14 anni e tre mesi di potenza e predestinazione da grande, doti che mostrava chiaramente da dodicenne nel tour di Tennis Europe, frequentazioni nelle quali poteva vantare anche la coach personale. Imbattibile tra le under 14 (chiedere ai talent scout dei selettivi tornei di Aurey e di Tarbes), già vincitrice tra le diciottenni di quattro gare Itf, a Wimbledon conquista i quarti, battendo anche la lanciata inglese Anna Brogan, la castigatrice della numero uno del tabellone la boema Marketa Vondrousova, spazzata via con l’avvilente concessione di solo tre game.

A fermare la corsa della disinvolta Potapova ci pensa l’ispirata vincitrice della gara che deve impegnarsi per domare l’impeto e le grida di motivazione della rivale. Il futuro prevede ancora scontri scintillanti tra le due prestanti adolescenti, cloni in fieri della Sharapova, e già con la racchetta calda per la scalata nel ranking che conta.

Il verde battaglione targato USA
Aspettando Fritz spunta Opelka. Questa la cinica deduzione del tabellone maschile junior dove il favorito californiano Taylor Fritz, dal dritto scheggia, accreditato come numero uno del seeding, perdendo il tie-break del secondo set per 13 a 15 contro il connazionale Reilly Opelka, abbandona ogni speranza di far suo l’importante trofeo dei giovani.

Questa la sorte del primo della classe, abbattuto dai servizi dello spilungone del Michigan capace di sopravvivere ai primi due turni con code da brividi per il necessario terzo tempo e di emergere nella corsa verso il titolo vincendo, successivamente, tre tie-break. Chiamiamola freddezza emotiva, ammantata da un po’ di fortuna. Però, il 18enne americano, capace di superare ben tre teste di serie, ha convinto tutti nell’incontro clou, superando a suon di sassate e angoli stretti l’astuto svedese di origine etiope, Michael Ymer, fratello di quell’Elias approdato, l’anno scorso, al Challenger di Cordenons senza essere tra i favoriti e oggi già sull’uscio dei prestigiosi Master 1000. Il primo turno del main draw conta ben otto giocatori a stelle e strisce! Di questi ben quattro arrivano fino ai quarti, dove giocoforza finiscono per scontrarsi tra di loro. La spunta Opelka che trova in finale Ymer, n. 12 del tabellone, dove servizi a 215 km. orari e determinazione fanno la differenza e gli confezionano titolo e gloria in virtù del sudato score di 7-6 6-4.

Naturalmente nei prati dei giovani c’è anche Mosè Navarra da Cordenons, responsabile degli azzurri, sempre pronto a incoraggiare e consigliare, dal solito angolo strategico, i ragazzi della sua spedizione. Purtroppo, il viaggio sui prati del ground dura davvero poco. Fuori senza appello alla prima chiamata l’atteso Andrea Pellegrino e il qualificato Marco Mosciatti, mentre Federico Bonacia riesce a rimontare nel secondo parziale, ma le sue speranze s’infrangono nell’accanito terzo set, fissato dallo rivale, lo statunitense Emil Reinberg, con un demoralizzante 8 a 6.

Due da ricordare
Per i colpi puliti e per l’incisività del servizio il sudafricano Kevin Anderson. Lo stangone di Johannesbrug riesce a terrorizzare il clan dei serbi e lo stesso Nole Djokovic, vincendo nel “Big Monday” sul Centrale i primi due set e conducendo il giorno successivo (partita sospesa per l’oscurità e mugugni del pubblico) per 4 a 3 al quinto, tra le manifestazioni di disappunto del campione in momentanea crisi per la sue fallose rimesse in gioco.

Da sottolineare la tempistica e la perfezione d’esecuzione nel gesto di rovescio di Coco Vandeweghe, nonché le smorzate ben dissimulate. L’americana dalle 23 primavere è in grado di fissare negli occhi, alla stessa altezza, la Sharapova. La statura che viaggia sui 185 centimetri e l’arco elastico di caricamento nel servizio, le consentono d”imitare la redditività del servizio dell’avversaria e di cavalcare una rimonta entusiasmante nel secondo parziale, costringendo la “divina” ad impegnarsi per marcare il terzo vittorioso set e il conseguente pass per la semifinale.

In possesso di spiccata personalità, la newyorkese, ha invitato l’arbitro a redarguire la rivale per gli ondeggiamenti vistosi durante la sua seconda battuta, mentre nel corso del match ha spesso sollecitato il pubblico a sostenerla. Accontentata in pieno! (Fausto Serafini)