Tennis – Le 5 rivoluzioni degli ultimi vent’anni

Negli ultimi vent’anni, dall’inizio dell’era Federer in poi, il tennis è diventato più dinamico. Tennisti e tenniste giocano ad altissima velocità e ritmo, e più carichi di stress fisico e mentale, e stiamo assistendo ad un crescendo di seri infortuni, come ad esempio la frattura alla caviglia per il tennista tedesco Zverev avvenuta in semifinale all’ultimo master di Parigi. Ricordiamo anche come il tennista inglese Murray, abbia dovuto ricorrere all’operazione all’anca per non chiudere anzitempo una straordinaria carriera, oppure anche i frequenti infortuni che abbiamo purtroppo visto anche tra i nostri big  Berrettini, Sinner e Musetti.

L’analisi:

Negli anni 70, l’era di Bjorn Borg, introdusse nuovi concetti nel gioco, come la complessità di palla, la nascita del top spin ed il rovescio a due mani. Quella fase viene oggi definita rivoluzione tecnica, a cui seguì immediatamente, all’inizio degli anni ’80 la rivoluzione tecnologica, con il passaggio dalle racchette di legno a quelle di metallo ed alle fibre composte. Questo ultimo aspetto  permise a campioni e campionesse di evolvere il tennis in differenti modalità e creatività nel gioco. Pochi anni dopo, arrivò la rivoluzione metodologica, di Ivan Lendl,  con massima attenzione alla preparazione fisica, mentale, e nell’educazione alimentare.  Seguirono nei decenni ad avvenire la rivoluzione scientifica che analizzò dinamica e biomeccanica nel tennis, sul come l’azione di gioco potesse impattare nel fisico, ad esempio il carico lombare subito durante l’esecuzione del servizio. Per arrivare all’era attuale, in cui si è applicata una vera rivoluzione regolamentare, con l’uso “dell’occhio di falco” (Hawk-eye),  e la possibilità di  chiedere all’arbitro la verifica di un punto; oppure come l’opzione di chiedere il coaching in campo, un tempo non possibile. Nonostante tutto questo, si dovrà probabilmente approfondire altri importanti aspetti, per evitare seri guai fisici in una carriera sportiva. Infortuni che non riguardano solo tennisti e tenniste al termine di una “usurante” carriera, ma molto spesso anche i più giovani, come avvenuto agli Australian Open in corso in questi giorni, nel quale il giovanissimo Alcaraz, nuovo numero uno mondiale, ha dato forfait.

Sta nascendo pertanto una nuova era che presterà maggior attenzione alla pianificazione della stagione professionistica, non più dipendente dalle partecipazioni ai tornei più prestigiosi, ma programmate al fine di evitare carichi eccessivi? Cresce anche la convinzione, che potrebbero nascere nuovi approcci negli stili e nelle azioni di gioco. I “best shoots” vincenti sostituiranno sempre di più i lunghissimi e logoranti scambi “rally”? Potrebbe quindi arrivare una nuova rivoluzione strategica, fatta di maggior calcolo dei punteggi in classifica da conservare e conquistare, rispetto all’anno precedente, con ulteriori applicazioni nelle analisi tattico-tecniche, e con una nuova visione, quasi aziendale, del professionismo sportivo. 

Michele Battezzati